Una Slovenia da Champions League

slovenia, Una Slovenia da Champions League

Nata nel 1991, la Slovenia è una Repubblica parlamentare (come l’Italia) la cui festa nazionale è il 25 giugno, giorno dell’indipendenza dalla vecchia Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia. Calcisticamente, i nostri vicini di casa (la Slovenia, per chi non lo sapesse, confina con noi tramite le province di Trieste, Udine e Gorizia), però non sono un top team: numero 64 Fifa, la Selezione biancoblu ha preso parte finora ad un Europeo, a due Mondiali e nella prossima UEFA Nations League (che però non si sa quando verrà disputata) è  inserita nella Lega C in un girone con Grecia, Kosovo e Moldavia.

Se si pensa al calcio sloveno, inoltre, sono pochi i giocatori degni di nota anche se qualcuno  gioca o ha giocato anche in Serie A (Zahovic; Katanec, Florijancic, Birsa, Belec, Cesar, Kurtic e Handanovic).

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Eppure la Slovenia oggi ha due individualità che si sono contraddistinte in maniera clamorosa negli ottavi di finale “zoppi” di Champions League a causa del Covid-19. Due giocatori (un attaccante ed un portiere) che hanno trascinato le loro squadre di club a qualificarsi per i quarti di finale della “coppa dalle grandi orecchie”. Due celebrities calcistiche nel loro Paese tanto da essere rispettivamente l’ultimo vincitore del premio di miglior calciatore sloveno dell’anno e l’altro vincitore dei quattro premi precedenti. Uno ha il numero di maglia 72 e ha guidato l’Atalanta a sbancare il “Mestalla”, l’altro ha il numero 13 e ad Anfield Road ha compiuto parate eccezionali, contribuendo (oltre alla doppietta di Llorente e Morata) ad eliminare i campioni d’Europa e del Mondo in carica del Liverpool. Grazie a loro due, la Dea e i colchoneros sono tra le prime otto squadre europee e sono i fari del futuro della loro Nazionale: Josip Ilicic e Jan Oblak, volti vincenti di un calcio messo in quarantena dal Covid-19.

A dire il vero, Ilicic è sloveno “d’adozione” essendo nato nella bosniaca Prijedor, ma la sua famiglia riparò in Slovenia scappando da quella città durante la guerra, mentre l’altro è sloveno doc essendo nato a pochi chilometri dalla capitale Lubiana, a Skofja Loka.

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Se Oblak in Italia è venuto cinque volte da avversario (quattro volte contro la Juventus, una contro la Roma), Ilicic sono dieci anni che è nella nostra Serie A.

Arrivato nel 2010 al Palermo dal Maribor, dopo tre stagioni in rosanero, Ilicic è passato alla Fiorentina e, dopo altre quattro, il passaggio alla Dea nell’estate di tre anni fa. Il “professore” è il faro di un’Atalanta che se non stupisce tifosi e simpatizzanti non è contenta ma di cui tutti quanti noi ormai non ci sorprendiamo neanche più.

Il numero 72, in questa stagione, è un cecchino implacabile ed i dati parlano da soli: 29 partite giocate, ventuno reti segnate e nove assist serviti. Josip Ilicic è, senza se e senza ma, il bomber che non ti aspetti e che finalmente, all’età di 32 anni, sta diventando il giocatore che può far fare davvero il salto di qualità a questa Atalanta che gioca bene, segna come se non ci fosse un domani ed è approdata giustamente nei quarti di finale di Champions League. Su Ilicic poi si è scritto e detto di tutto, ma nessuno si sarebbe mai aspettato che segnasse quattro reti al Valencia, diventando il più vecchio calciatore a fare un poker di reti nella storia della competizione, nonché il primo a farlo in trasferta.

Per quanto riguarda Oblak, il match contro il Liverpool lo ha consacrato come uno dei più forti portieri del Mondo. Non a caso, sono anni che  il giocatore è ad altissimi livelli, sono anni che termina la stagione con meno gol incassati rispetto alle partite disputate (a oggi, ha incassato 30 reti in trentasette partite, con sedici cleen sheet), sono anni che tanti top team europei lo vorrebbero in difesa della loro porta ma non ci riescono. Oblak è un portiere reattivo, moderno, abile e devoto verso il lavoro: più si allena, più è contento di sé stesso.

slovenia, Una Slovenia da Champions League

Anche se giocano diversamente, Giampiero Gasperini e Diego Pablo Simeone si godono i loro fenomeni, consci che dalle loro giocate (e dalle loro parate) dipenderà il futuro stagionale dello loro squadre.

Si dice che se Ilicic e Oblak militassero in squadre molto più mainstream, lotterebbero per il Pallone d’oro: mai nessuno sloveno è salito sul podio (e gli allora jugoslavi che ci sono riusciti erano croati, macedoni, montenegrini e bosniaci). L’ultimo portiere a riuscirci è stato Manuel Neuer nel 2014 e nell’ultimo premio come miglio portiere (il Premio Jashin) Oblak non è salito sul podio. Per quanto riguarda il ruolo di Ilicic, la concorrenza è foltissima, fortissima, combattutissima e spettacolare.

Si vedrà a dicembre cosa decideranno i giurati di France Football.

Oblak a 16 anni era già titolare nell’Olimpia Lubiana (la squadra più forte del suo Paese), poi nel 2010 è emigrato in Portogallo acquistato dal Benfica che prima di farlo partire titolare lo ha fatto girare per il Paese (Beira-Mar, Olhanense, União Leiria, Rio Ave) e dal verano 2014 gioca nella seconda squadra di Madrid dove, stagione dopo stagione, è diventato un top player, contribuendo a vincere una Supercoppa di Spagna, una Uefa Europa League, una Supercoppa europea e a classificare i “materassai” quattro volte al secondo posto ed una al terzo in Liga.

Ilicic invece ha vinto solo una Coppa di Slovenia più di dieci anni fa, ma da quanto è in Italia è migliorato di stagione in stagione e questa sembra proprio essere la sua.

Se l’attaccante dell’Atalanta ha di contro l’età, il portiere dell’Atletico sta entrando nella fase di maturità calcistica (è un 1993) e, se manterrà questi numeri e queste statistiche, potrebbe salire un giorno sul podio del Pallone d’oro. Anche se si pensa che il suo obiettivo sarà quello di vincere la Champions, accarezzata a Milano e persa ai rigori contro il Real Madrid a Milano nel 2016. E visto che a oggi nessun calciatore sloveno ha vinto la Champions League, chissà mai che un giorno.

Ora i due calciatori sloveni hanno altro per la testa: tornare al più presto in campo. E noi non solo non vediamo l’ora di rivederli, ma vogliamo che tutto il “movimento” possa tornare al più presto in campo.

La UEFA ha spostato al prossimo anno l’Europeo, ma la Slovenia non si è qualificata e sarebbe stato bello vederla all’opera nella kermesse continentale.

Ci si accontenterà di vedere finire la Serie A, la Liga e, sopratutto, questa Champions League. Con Josip Ilicic e Jan Oblak, si spera, protagonisti fino alla fine