Riprovaci ancora, Pepito

Si dice che i gatti abbiano sette vite, mentre l’essere umano ha a disposizione una sola vita terrena. Il calciatore, invece, ha più vite…sportive a disposizione: è lungo l’elenco di questi atleti che hanno avuto molte possibilità di ricominciare (quasi) daccapo durante la loro carriera. Uno di questi è senza dubbio Giuseppe Rossi.

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Firenze 26/08/2013 – campionato di calcio serie A / Fiorentina-Catania / Insidefoto/Image Sport nella foto: esultanza gol Giuseppe Rossi

34 anni lo scorso 1° febbraio, “Pepito” Rossi è considerato da tutti come uno dei giocatori italiani più forti di questi anni Duemila, ma è altrettanto vero che è anche uno dei calciatori italiani più sfortunati della storia: una carriera la sua che sarebbe stata senza dubbio migliore se il ragazzo non fosse stato bersagliato da una serie continua di infortuni molto seri che ne hanno impedito il totale sboccio.
Ma quando Giuseppe Rossi era al top, ha fatto vedere lampi di uno che con il pallone può fare quello che vuole. Due esempi: i sei mesi a Parma tra il gennaio ed il giugno 2007 e la prima stagione alla Fiorentina, ricordata da tutti per la sua tripletta al “Franchi” contro la Juventus il 20 ottobre 2013.

Dopo quella stagione, che lo vide giocare solo fino a gennaio per colpa di un serio infortunio al ginocchio che gli precluse le porte di una convocazione per il Mondiale brasiliano, gli infortuni hanno fatto parte della sua vita: una contrattura muscolare durante il ritiro estivo successivo, l’intervento in artroscopia al ginocchio destro, altri malanni muscolari ed ecco che Rossi è tornato in campo solo il 30 agosto 2015.
Per non parlare del fatto che già a Villarreal ha avuto seri problemi fisici: il 28 ottobre 2011, durante il match al Bernabeu, “Pepito” si ruppe il legamento crociato e rimase out per sei mesi; sei mesi dopo si infortuna in allenamento e finisce ko per la lesione al legamento crociato anteriore dello stesso ginocchio ed ancora e fuori per altri quattro mesi; nell’ottobre 2012 un altro intervento chirurgico.

Dopo l’esperienza con la Viola, ancora  due passaggi in Spagna (sei mesi al Levante tra gennaio e giugno 2016 ed un’intera stagiona al Celta Vigo) con il passaggio poi al Genoa nella stagione 2017/2018: dieci presenze, un gol. In più, la squalifica per doping per l’assunzione di un farmaco vietato, il dorzolamide. Un altro anno di stop, senza infortuni questa volta.

“Pepito” è tornato poi in campo addirittura nel febbraio 2020 quando firmò con il  Real Salt Lake, club della capitale dello Utah militante in MLS. Era da oltre un anno e mezzo che non giocava più a calcio a livello professionistico, nonostante la preparazione individuale e la voglia di tornare dimostrare a tutti che non era un giocatore finito.

E oggi Giuseppe Rossi, nato a Teaneck, New Jersey, da padre italiano e madre americana, si allena con la SPAL con un sogno: tornare ad essere competitivo.

Il nostro calcio ritrova dopo tanto, troppo tempo uno dei calciatori che sono entrati nel cuore dei tifosi un po’ perché aveva le stimmate del predestinato (leggasi la “benedizione” di sir Alex Ferguson quando era a Manchester), un po’ perché aveva un certo senso del gol (leggasi la stagione 2013/2014 alla Fiorentina o le prime quattro stagioni al Villarreal), un po’ perché con quel nome così comune, le sue origini abruzzesi nonostante la nascita Oltreoceano ed il fatto che ogni volta che segnava indicava sempre il cielo dedicando ogni rete al padre scomparso troppo giovane.

Se tutto dovesse andare per il verso giusto, Rossi dovrebbe essere tesserato dal club emiliano, essere agli ordini di Pep Clotet ed avere come presidente un altro americano, quel Joe Tacopina così innamorato del calcio che vorrebbe far tornare il club estense in massima serie dopo due stagioni dopo gli anni vincenti di Venezia.

Ora starà Giuseppe Rossi dimostrare che è ancora non solo “Pepito” Rossi, ma anche lo stesso “Joe Reds” dei tempi di Old Trafford quando Ferguson credette in lui tanto che a 18 anni aveva già all’attivo quattro reti con i Red Devils. Poi i passaggi a Newcastle, i sei mesi magici a Parma e l’esperienza in Spagna con il “sottomarino giallo” dove diede il meglio di sé giocando, segnando tanto ed incuriosendo tutti per le sue doti balistiche condite da un fisico minuto. Poi ci fu la chiamata di Lippi in Nazionale e la partecipazione alla Confederations Cup pre-Mondiale sudafricano dove Rossi giocò da titolare la seconda partita contro la selezione del suo paese di nascita, gli USA, realizzando la sua prima doppietta in maglia azzurra.

Si dubita che, se tutto andasse per il verso giusto, Roberto Mancini possa prenderlo in considerazione anche perché è troppo tempo che Giuseppe Rossi è fuori dal calcio che conta, ma Ferrara sembra essere il luogo adatto per far risorgere (calcisticamente) il giocatore più forte ma altrettanto sfortunato del nostro calcio. Bentornato, Pepito.
Good luck, mucha suerte ma basta infortuni però.

Scritto da Simone Balocco - Guarda la Redazione