L’ascesa di Jimmy Butler: da senza tetto a vice campione NBA

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LAKE BUENA VISTA, FLORIDA – AUGUST 18: Jimmy Butler #22 of the Miami Heat reacts after dunking against the Indiana Pacers during the second half at AdventHealth Arena at ESPN Wide World Of Sports Complex on August 18, 2020 in Lake Buena Vista, Florida. NOTE TO USER: User expressly acknowledges and agrees that, by downloading and or using this photograph, User is consenting to the terms and conditions of the Getty Images License Agreement. (Photo by Ashley Landis-Pool/Getty Images)

Jimmy Butler è l’uomo che, con i suoi Miami Heat, per poco non soffiava il titolo a LeBron James, il prescelto, riscrivendo una storia che sembrava (e infatti così è stato) già scritta. Ma chi è Jimmy Butler e soprattutto, da dove proviene costui? 

Jimmy è nato nei sobborghi di Houston, TX, il 13 settembre 1989. Oggi è, come in molti sappiamo, un All-Star e un vice campione NBA (che ha giocato le Finals da MVP, va detto), ma la strada per arrivare fino qui non è stata delle più semplici. Jimmy infatti non ha mai conosciuto il padre e, in tenera età, è stato abbandonato dalla madre, che gli ha rivolto queste parole prima di accompagnarlo alla porta di casa: “non mi piace la tua faccia, te ne devi andare”.

L’infanzia e la preadolescenza di Jimmy Butler non sono state dunque delle più semplici; tuttavia la sua forza d’animo lo ha sempre portato a risollevarsi, a ribaltare la situazione a suo favore, su un campo da basket… come nella vita. Insomma, dovendo fare i conti con la sua dura realtà, Jimmy ha iniziato a lavorare intorno ai 13 anni per potersi permettere anche semplicemente di mangiare qualcosa di decente a fine giornata. Proprio tra la fine della scuola media e l’inizio del liceo, pur di trovare un letto ed evitare la strada – e i guai che ne conseguono – , è andato a fare “couch hopping” (letteralmente saltare da un divano all’altro) da una casa all’altra di amici e compagni di squadra. 

In questo periodo – tra middle e high school – Jimmy prende un’altra decisione importante per la sua vita: decide di lasciare il football per il basket. Il motivo è presto detto: Jimmy detestava giocare a football bardato dalla testa ai piedi nel torrido clima estivo texano e, tra l’altro, a 14 anni era alto solo 1,60m e temeva di essere schiacciato dai ragazzi più grandi sul campo. Meglio giocare a basket, meno botte! Ed ecco che nelle high school del Texas inizia a farsi largo il nome di una nuova leggenda, Jimmy “Buckets”. 

Jimmy continua a migliorare e si sparge velocemente in Texas la voce della nascita di un nuovo campione, nel frattempo però resta sempre senza fissa dimora, continuando a “saltare” da un divano all’altro durante il liceo fino all’estate prima del senior year, quando un compagno di scuola, un freshman, Jordan Leslie, già noto wide receiver nella NFL, cambia per sempre la sua vita. I due diventano grandi amici, al punto che Jimmy smette lentamente di “saltare da un divano” all’altro e si stabilizza finalmente a casa dei Leslie: una notte, due, poi una settimana, un mese e via dicendo. Il resto è storia. La mamma di Jordan, Michelle Lambert, accetta Jimmy a braccia aperte nella sua famiglia, dove per altro c’erano già sette bambini. Ciononostante, l’amore non ha limiti definiti e per Jimmy era arrivato finalmente il momento di ricevere ciò che gli era stato tolto ingiustamente dalla vita. 

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Jimmy Butler con la madre adottiva Michelle Lambert

Michelle ha continuato a sostenere Jimmy quando è andato a giocare a basket al college alla Marquette University nel Wisconsin: la prima volta di Jimmy fuori dal natio Texas. Iniziano mesi di successi, ma anche di grande nostalgia di casa. In quei primi mesi infatti Butler arriva ad accarezzare l’idea di lasciare Marquette e tornare a casa in Texas. E’ proprio la sua nuova mamma, Michelle, ad insistere perché Jimmy possa continuare il suo percorso di crescita al college, anche se lontano da casa, insegnandogli che le opportunità spesso passano una volta sola e che bisogna dunque cogliere l’attimo. 

Jimmy Butler ha illuminato Marquette fino al suo ultimo anno e si è dichiarato per il draft NBA, dove sarebbe stato ancora una volta sottovalutato, venendo chiamato come ultima scelta del primo turno dai Chicago Bulls. Il resto è storia, dall’affermazione con i Bulls e l’approdo all’All-Star Game – passando dagli anni difficili di Minnesota e Philadelphia dove ha rischiato di cadere nel dimenticatoio – fino alla consacrazione definitiva con i Miami Heat e la vittoria dell’anello sfiorata. Ciò che è certo ora, dunque, è che nella bolla di Orlando è nato un campione e che, la prossima stagione, sulla East Coast, ne vedremo delle belle: anche grazie al nostro Jimmy Buckets from Houston Texas!

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Marco Lomonaco
Classe ‘95, rhodense (ma con stile). Ha lavorato a Radio24 nel team de La Zanzara di Cruciani e Parenzo, poi nella redazione web de IlGiornaleOFF come vice caporedattore. Scrive per Il Giornale e il settimanale OGGI, ha un blog su IlGiornaleOFF.it. Divide le sue giornate tra Radio Deejay, Radio Capital e CFVB - finché non lo cacciano. Appassionato di musica e radio, malato di Fantacalcio e NBA. Giornalista dilettante, milanista professionista.