Ma che fine ha fatto, Roberto “el Pampa” Sosa

, Ma che fine ha fatto, Roberto “el Pampa” Sosa

El Pampa Sosa è il protagonista del nostro appuntamento settimanale con la rubrica “Ma che fine ha fatto” curata da Simone Balocco.

Quando si pensa all’Argentina, dal punto di vista territoriale, viene in mente una cosa sola: la pampa. Quando si pensa all’Argentina, dal punto di vista calcistico, viene in mente una cosa sola: Diego Armando Maradona. Quando si pensa a Diego Armando Maradona, calcisticamente, viene in mente una cosa sola: il Napoli, squadra in cui militò sette stagioni con il numero 10 sulle spalle.

Cosa unisce la pampa, Maradona, il Napoli e la maglia numero 10? Un ex calciatore molto noto in Italia a cavallo tra gli anni Novanta e i primi anni Duemila: Roberto Sosa. Ma è errato dire “Roberto Sosa”, perché lui è universalmente conosciuto come “Roberto el Pampa Sosa”, con l’aggiunta della zona argentina dove è nato il 24 gennaio 1975 e da dove è partito per fare ciò che molti argentini hanno sempre cercato di fare: diventare come Diego Armando Maradona.

“El Pampa”, ovviamente (come tutti) non si è avvicinato al mito di Maradona, ma è stato un buon giocatore e due cose lo hanno legato a el pelusa: aver indossato la maglia del Napoli ed il numero 10: Roberto Sosa è stato l’ultimo giocatore del Napoli a riuscire ad indossare la camiseta azzurra numero 10 prima che il club decidesse (giustamente) di ritirarla, nel 2006, in ricordo del “dio del calcio” come segno di riconoscenza, devozione e rispetto nei suoi confronti.

Dal 2019 Roberto “el Pampa” Sosa allena il Ciclon Carija, un club boliviano, e l’anno prima guidava il Canuela, club argentino di Primera C, ma nel suo cuore c’è sempre l’Italia, in particolare Napoli, città da sempre devota a Diego Armando Maradona e di cui abbiamo visto come ha reagito alla morte del suo mitico numero 10 mercoledì scorso: lacrime e scene di isteria collettiva, ma anche la marea di gente scesa in piazza ai Quartieri Spagnoli e prima del match di Europa League con fumogeni e candele accese alle finestre.

Dal Gimnasia Plata alla firma con l’Udinese

La storia di Roberto Sosa parte dalle giovanili del Gimnasia La Plata, dove in tre stagioni si fece apprezzare come un buon attaccante con visione di gioco e fiuto del gol. E cosa fa, da sempre, un calciatore argentino che ha del talento? Sale su un aereo, si fa 14mila chilometri ed atterra in Europa. Nel caso del “Pampa”, atterrò in Italia e firmò con l’Udinese: lo volle Pierpaolo Marino, uno che di talenti su cui scommettere ha sempre mostrato un certo talento.

Sosa aveva un compito non da poco: essere l’erede di Oliver Bierhoff passato al Milan. Non proprio una bazzecola, ma con Poggi e Marcio Amoroso compose un tridente prolifico.

“El Pampa” rimase in Friuli quattro stagioni (1998-2002) e nell’estate 2002 riprese l’aereo e fece il viaggio al contrario, tornando in Argentina e firmando con il Boca Juniors: con i xeneizes Diego Armando Maradona si era imposto come fenomeno del calcio e Sosa diventò azul y oro. Ma fece male, si fece poi ancora un’altra stagione al Gimnasia e l’anno dopo riprese ancora l’aereo, fece la stessa tratta verso l’Italia e firmò con l’Ascoli, in Serie B, per poi passare sei mesi dopo al Messina, ancora tra i cadetti.

Siamo nel 2004 e alle falde del Vesuvio succede che il Napoli fallisca e che debba ripartire dalla Serie C1. Succede che Aurelio de Laurentiis ne diventi presidente, succede che Pierpaolo Marino ne diventi direttore sportivo, succede che Roberto “el Pampa” Sosa diventi il primo giocatore del nuovo Napoli. I tifosi sognano: un argentino che riparte dopo due stagioni negative da Napoli. Proprio come Maradona dopo la brutta esperienza di Barcellona.

Sosa, il Napoli e la numero 10

Roberto Sosa militò quattro stagioni nel Napoli, segnando 30 reti e portando la squadra dalla Serie C alla massima serie. I tifosi erano pazzi di lui perché anche se non era un fenomeno, era uno che segnava e nel nuovo corso della squadra il suo apporto era stato determinante.

E visto che era un giocatore valido, nella stagione 2005/2006, in Serie C1, a Sosa venne data niente meno che la Maglia: la numero 10. E ancora oggi, il “Pampa” è l’ultimo giocatore ad aver indossato, al “San Paolo”, in campionato, il numero di Maradona: era il 30 aprile 2006, Napoli-Frosinone 1-1 e gol del vantaggio partenopeo proprio del “Pampa”.

Come chiusura del cerchio, l’11 maggio 2008, con il Napoli in Serie A, nell’ultima partita casalinga della stagione, contro il Milan, il “Pampa” scese in campo con la fascia di capitano: aveva la maglia numero 9, ma sul braccio sinistro aveva la fascia che fu del suo mito. A fine partita salutò tutti diventando il primo straniero del Napoli ad aver segnato almeno un gol tra Serie C1, Serie B e Serie A.

“El Pampa” riprese ancora l’aereo e ritornò per la terza volta nel “suo” Gimnasia La Plata, ma aveva troppo l’Italia nel cuore e nell’agosto 2010 salì ancora su un aereo, tornò nel Belpaese e scelse una squadra di Lega Pro Seconda Divisione (la fu Serie C2 dei tempi di quando c’era Maradona in Italia), la Sanremese: rimase lì sei mesi per poi passare ad un misconosciuto club svizzero di terza serie (il Rapperswil-Jona). Poi disse basta e nell’estate 2011, a 36 anni, gli scarpini da calcio vengono fissati al chiodo.

Ma l’Italia era ancora troppo nel suo cuore e tra il 2011 ed il 2016 divenne l’allenatore di tre squadre dilettantistiche (le campane Sorrento e Savoia; la lucana Vultur Rionero), oltre ad essere partito dalla panchina di una squadra giovanile della società calcistica dei fratelli Cannavaro.

Poche soddisfazioni ed il ritorno nella terra del tango, della pampa e di Maradona.

Dopo Roberto Sosa, il Napoli ha avuto diversi giocatori argentini e ancora oggi il “Pampa” è ancora ricordato tra i tifosi azzurri. Ha giocato in un Napoli lontano parente di quello di questi ultimi anni, ma il Napoli, per un argentino, a prescindere, vuol dire sempre “la squadra di Maradona” e quindi del suo idolo da sempre.

Roberto “el Pampa” Sosa ha avuto una carriera caratterizzata da gol, garra, tanti viaggi aerei e speriamo che possa affermarsi anche come allenatore e, magari, allenare da noi in Serie A. Anche se dovrà prendere ancora una volta l’aereo e farsi altri millemila chilometri.

Non siamo certi, ma qualcosa ci dice che mercoledì 25 novembre 2020 Roberto “el Pampa” Sosa abbia pianto.