Ma che fine ha fatto…Claudio Paul Caniggia

L’Italia ospita i Mondiali

Il 1990 è stato un anno…mondiale. E noi italiani lo sappiamo bene perché quell’anno l’Italia ospitò proprio i Campionati del Mondo di calcio. Una kermesse che tornava nel nostro Paese dopo cinquantasei anni di assenza e per l’occasione avevamo fatto le cose non in grande, ma alla grandissima: stadi nuovi, stadi ristrutturati e diventati quasi nuovi, lavori infrastrutturali imponenti, tv collegate da tutto il Mondo e “Un’estate italiana” a manetta nei jukebox.

In più avevano la Nazionale più forte di tutte quindi sarebbe stato d’obbligo vincere la Coppa del Mondo a distanza di otto anni dal fantastico Mundial spagnolo. Tutti pensavano e speravano che la finale dell’”Olimpico”, tirato a nuovo per la manifestazione, avrebbe visto giocare la squadra del Commissario tecnico Azeglio Vicini vincere e diventare la prima Nazionale con quattro Mondiali in bacheca.

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Napoli 03/07/1990 – Mondiali di Calcio Italia 1990 / Italia-Argentina / foto Imago/Image Sport nella foto: Claudio Caniggia

Invece la storia è andata diversamente, l’Italia a Roma non ci arrivò ed il suo cammino mondiale si fermò il giorno prima della finale a Bari, nel nuovo “San Nicola” (uno dei due stadi costruiti ex novo), con la vittoria sull’Inghilterra nella finalina per il terzo posto. In finale ci arrivarono la Germania Ovest (alla terza finale mondiale consecutiva) e l’Argentina campione del Mondo in carica. Fu la più brutta finale mondiale della storia e ad imporsi furono i tedeschi grazie ad un rigore inesistente assegnato a loro favore: gol di Brehme e coppa alla Germania che ci raggiunse in classifica con tre Mondiali vinti.

Perché l’Italia non giocò la finale? Semplice, perché fu eliminata ai rigori dall’Argentina in semifinale: il carneade portiere Sergio Goycochea fu un fenomeno e parò i rigori di Donadoni e Serena. E pensare che fino a quella partita, giocata al “San Paolo”, l’Italia aveva vinto tutte le partite (cinque) e non aveva incassato nessuna rete. Se nonché al minuto 68 il cross di Olarticoechea dalla destra trovò la testa di un compagno di squadra allora militante in Italia che sorprese Ferri e Zenga, insaccando in rete. Gol subìto e record di imbattibilità di Zenga portato 517 minuti, record di sempre, ancora oggi, di un Mondiale. 1-1 ai tempi regolamentari, 1-1 ai supplementari e vittoria della Seleccion ai rigori.

Ma che fine ha fatto Claudio Paul Caniggia?

Oggi lo spazio “Ma che fine ha fatto…” è dedicato proprio a colui che interruppe i sogni di gloria della nostra Nazionale quell’estate del 1990. Un personaggio sparito dai radar del calcio, ma vera icona pop di quel tempo: Claudio Paul Caniggia.

Classe 1967, Claudio Paul Caniggia è ricordato dai tifosi italiani per due cose: lo scatto atletico da centometrista e la folta chioma bionda che lo faceva assomigliare ad un cantante di una rock band di hair metal anni Ottanta: Caniggia aveva dei lunghi capelli mechati tenuti fermi con un elastico e questa sua capigliatura ha fatto a gara con un’altra celebre capigliatura nella Serie A di allora, quella con le treccine di Ruud Gullit.

Caniggia nacque calcisticamente nel River Plate con cui nel 1986 (quando Maradona portò la Nazionale argentina da solo sul tetto del Mondo in Messico) fece il triplete campionato-Libertadores-Intercontinentale e nel 1988 prese un aereo per approdare in Europa con la speranza di diventare un calciatore mainstream. E dove poteva andare a giocare se non in Italia? Tra l’altro il cognome “Caniggia” è di chiara italiana, una cosa normale in Argentina visto che “dall’altra parte del Mondo” su 45 milioni di abitanti, oltre la metà ha origini italiane.

Tra il 1988 ed il 1993, Caniggia vestì le maglie di Verona, Atalanta e Roma e nel 1990, al momento delle convocazioni per il Mondiale italiano, militava nell’Atalanta. Quell’Argentina, guidata da Carlos Bilardo, contava in rosa ben sette giocatori militanti allora nella nostra Serie A, tra cui un grande amico di Caniggia, Diego Armando Maradona. E proprio il duo Caniggia-Maradona esplose negli ottavi di finale contro il Brasile al “delle Alpi”: palla dal pibe de oro all’attaccante di Henderson che si involò solo verso il portiere Taffarel battendolo ed eliminando la Seleçao: 25 giorni prima, nella partita inaugurale contro il Camerun, il centrocampista subì un fallo violento da parte di Benjamin Massing tanto che perse una scarpa e si temette che il suo Mondiale sarebbe terminato lì.

E poi il fattaccio del “San Paolo”: Caniggia core ‘n grato distrusse i sogni di gloria della nostra Nazionale e ancora oggi il video di quel gol è guardato come un coltello nella piaga da tutti i tifosi italiani.

Tra il 1994 ed il 1998, Caniggia giocò con Benfica e Boca Juniors (dove giocò con l’amico Maradona) per poi tornare una stagione ancora all’Atalanta, questa volta in Serie B, dove fece poco o nulla se non scaldare ancora i cuori dei tifosi atalantini e “contribuire” all’investimento, una mattina a Zingonia, del cane dell’allora tecnico nerazzurri Vavassori dopo una sfida al volante con l’ex compagno Cristiano Doni.

Tra il 2000 ed il 2003 giocò in Scozia con Dundee e Glasgow Rangers, per poi chiudere la carriera in Qatar. Caniggia tornò ancora in campo nel 2012 a 45 anni per giocare il Wembley, stradilettanti inglesi, che in quella stagione vide in campo diversi ex campioni del calcio inglese a cavallo tra gli anni Novanta e Duemila guidati niente meno che dall’ex Ct inglese Terry Venables. Caniggia, detto “el pájaro”, siglò un gol addirittura in FA Cup e nonostante l’età fece una buona stagione, anche se erano lontani i fasti del periodo 1988-1994 quando giocò anche il Mondiale americano con la Albiceleste.

Ma se si parla dell’avventura di Caniggia in Italia, questa è legata indissolubilmente ai suoi anni (totali) con la maglia della Dea. Dea che non vince, tra l’altro, a Torino dall’8 ottobre 1989, quando proprio Caniggia segnò il gol che valse l’ultima vittoria bergamasca in Piemonte.

Da diversi anni Caniggia abita a Marbella, in Spagna, in una villa ed è fuori dal calcio: vive di rendita grazie a tanti investimenti azzeccati fatti durante la carriera e negli anni successivi. E’ stato sposato per trent’anni anni con la modella Marianna Nannis da cui ha avuto tre figli: Axel, Alexander e Charlotte. Quest’ultima, 26 anni, nel 2015 ha preso parte all’”Isola dei famosi” (oltre ad aver preso parte a tre edizioni del “Ballando con le stelle” argentino e del “Grande fratello” spagnolo) e conta oltre 2,5 milioni di followers su Instagram. Assomiglia al padre tremendamente, ma se ha così tanti seguaci un motivo ci sarà.

Pensi a Claudio Paul Caniggia e pensi alla sua vita piena di eccessi e alla bella vita: le toccate e fuga in poche ore a Montecarlo nel giorno libero dall’allenamento; il consumo di qualche sostanza non proprio positiva che lo hanno portato alla squalifica per doping nell’aprile 1993, due anni esatti da quando il suo amico Maradona è stato beccato e squalificato; la lite in tribunale per il divorzio con la moglie, il rapporto complicato con i figli e l’odio della ex moglie verso la sua attuale compagna (Sofia Bonelli, classe 1993) che ha 26 anni in meno di lui.

Sono passati trent’anni da quando un allora 23enne Claudio Paul Caniggia detto “l’uccello” decise di mandare in frantumi i sogni di un Nazionale e di un popolo con un colpo di testa. Popolo che chiamava Caniggia “hiijo del vento” per quanto correva e che lo stesso Maradona, la sera dell’8 luglio 1990, in mondovisione, chiamò quello stesso popolo in un altro modo.