Ma che fine ha fatto…Arturo Lupoli

Ma che fine ha fatto Arturo Lupoli? Dall’Arsenal alla Fiorentina il bresciano che doveva sfondare nel mondo del calcio.

lupoli, Ma che fine ha fatto…Arturo Lupoli
Gc Novara 30/12/2012 – campionato di calcio serie B / Novara-Grosseto / foto Giuseppe Celeste/Image Sport nella foto: delusione Arturo Lupoli-Ferdinando Sforzini

Montegiorgio è uno dei quaranta comuni della Provincia di Fermo, nata nel 2004 da una “costola” di quella di Ascoli Piceno. Montegiorgio, 6.500 abitanti, ha una squadra di calcio che milita oggi nel girone F di Serie D di cui è a metà classifica.

Dall’Arsenal alla Serie D

Se si guarda la rosa allenata da mister Mengo, alla voce “attaccanti”, si può leggere il nome di un giocatore che ha militato nell’Arsenal. Come può uno che ha giocato nell’Arsenal giocare oggi in Serie D? Se stiamo parlando di Arturo Lupoli, la risposta è bella che data. Ed infatti Arturo Lupoli è il protagonista del nostro spazio “ma che fine ha fatto…?” di oggi. Classe 1987, Lupoli da questa stagione milita nel club rossoblù fermano e, se si guarda la sua carriera, si nota che questo attaccante è stato una delle promesse più interessanti del nostro calcio all’inizio degli anni Duemila. Promessa disattesa purtroppo.

17 anni e firmare per l’Arsenal di Henry

Era il 2004 ed Arturo Lupoli vestiva la maglia dei Gunners: guidato dal mitico Arsène Wenger, Lupoli giocava con gente del calibro di Henry, Vieira, Fabregas, Pires, Gilberto Silva, Lehmann e Ljungberg e lui, 17 anni all’epoca, si trovava alla grande. Del resto di quell’attaccante si diceva un gran bene: arrivato nella zona Nord di Londra da Parma dove con la squadra degli Allievi nazionali aveva vinto il titolo nazionale, con la crisi societaria (dovuto al crack Parmalat) i ducali dovettero cedere i talenti e Lupoli prese un aereo e volò a Londra. Il destino volle che con lui partì verso l’Inghilterra anche l’amico e compagno di squadra Giuseppe Rossi che firmò per il Manchester United.

Wenger ci ha creduto fin da subito

L’Arsenal, nella stagione 2004/2005, si presentava i nastri di partenza con il nome di “Invicibili”, in quanto aveva vinto il suo tredicesimo titolo nazionale senza perdere una partita di campionato.Per il giovane bresciano settore giovanile, gavetta ma il lusso di vedere da vicino dei veri campioni. Ed invece Wenger credette subito nel suo baby giocatore, lo aggregò alla prima squadra e le fece debuttare contro il Manchester City, in Coppa di Lega, il 27 ottobre 2004 in trasferta. Passaggio del turno di Henry e compagni ed il tecnico alsaziano decise di puntare ancora sul ragazzino italiano e lo fece giocare dal 1’ nel turno successivo contro l’Everton. Ad Highbury, niente meno. E lui rispose con una doppietta: una doppietta a 17 anni e rotti in uno dei templi del calcio mondiale.

Gavetta in Championship e obiettivo promozione

Tutti iniziarono a parlare di lui e tutti in Italia iniziano a dire che ci eravamo fatti scappare un giovane talento di prospettiva. Lupoli doveva giocare, ma era troppo giovane per la Premier League ed i Gunners, nella stagione 2006/2007, lo mandarono al Derby County, club di Championship, in prestito: la squadra dell’East Midlands, grazie anche a Lupoli, tornò in Premier League.

Lupoli torna in Italia

Stagione 2007/2008 ai nastri di partenza e ora Lupoli aveva le carte in regola per giocare da titolare. Ma decise di tornare in Italia e giocarsi le sue carte in Serie A. Non ci fu scelta peggiore per lui, ma non per colpa sua: lo acquistò la Fiorentina che in attacco poteva contare già su gente come Adrian Mutu, Pablo Osvaldo, Giampaolo Pazzini e Christian Vieri. Che fare? Zero spazio, il tempo che passava e dal gennaio 2008 passò al Treviso in Serie B.

Decisione giusta? Mai una partita in Serie A

Decisione giusta? Così così, visto che in diciassette partite segnò un solo gol. E da quel momento, il talento di Lupoli non riuscì ad emergere fra tante maglie cambiate (tredici squadre da allora) e pochi gol segnati (mai una volta in doppia cifra), con il top raggiunto nella stagione 20017/2018 con sette reti. Sette reti.

E mai una partita giocata in Serie A, neppure quando con la maglia del neopromosso Frosinone, nella stagione 2015/2016, dove militava già da sei mesi, fu subito ceduto al Pisa, in Lega Pro. Una vera maledizione per lui anche solo giocare un secondo in Serie A. E quindi ecco che la carriera del talentuoso Lupoli si è districata alla periferia del calcio che conta, con una parentesi anche in Ungheria. La scelta dell’attaccante bresciano è poi caduta ad inizio ottobre su una squadra marchigiana (il Montegiorgio, appunto) perché Lupoli in terra marchigiana (con Ascoli e Fermana) aveva fatto molto bene in carriera. Come tredici anni prima ha contato il cuore: nel 2007 la voglia di tornare in Italia, nel 2020 la scelta di stare vicini alla famiglia.

Famiglia che non lo ha mai abbandonato, mentre ormai molti (se non tutti) si sono dimenticati di lui. Di quell’Arturo Lupoli che doveva sfondare ma che invece non ce l’ha fatta.

Peccato. Ma ora almeno sappiamo che fine ha fatto.

Scritto da Simone Balocco - Guarda la Redazione