L’importanza di essere Carmelo Anthony

Carmelo Anthony è diventato il quattordicesimo all-time scorer nella storia dell’NBA

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Con i 18 punti e la conseguente vittoria contro GSW, Melo è diventato il quattordicesimo all-time scorer nella storia dell’NBA. Ha superato Tim Duncan e punta a sorpassare Dominique Wilkins. Al suo diciottesimo anno nella lega, il 36enne nativo di Brooklyn, si diverte e fa divertire. Anthony sta viaggiando ad una media di 23.5 punti in carriera, su oltre 1100 gare disputate.

Nell’intervista post-partita, è stato chiesto a Carmelo quali fossero le emozioni provate nel superare un grande giocatore come Tim Duncan. Il futuro Hall of Famer, ha risposto così: “ Sono veramente felice di aver la possibilità di fare ancora ciò che amo, a questo punto della mia carriera. Mi diverto ancora molto a giocare e penso che questo si noti. Tutti noi sappiamo quanto grande fosse Tim e cosa ha rappresentato per il gioco. E’ un onore per me continuare a fare ciò che amo dopo diciotto anni, i’m blessed.”

La giornalista ha poi scherzato, dicendo che la prestazione fosse dovuta alle scarpe. Indossando un paio di Air Jordan xxxv, color grape- vinaccia- HoodieMelo ha replicato così: “ Dovevano essere rosse, the red grapes. E’ stata una vittoria importante, in trasferta contro Golden State. Vista la tinta delle mie scarpe, credo festeggerò proprio con un calice di rosso.” Sembra davvero felice, sembra davvero essersi lasciato alle spalle le paure, le delusioni ed i timori di qualche stagione fa. E’ passato dal famigerato “Who me?” di Okc, ad accettare qualsiasi cosa, purchè sia funzionale alla squadra. Ha accettato di non essere più il primo violino, ha accettato di non essere più un all star.

L’ha fatto consapevolmente e sicuramente non è stato semplice, non è semplice essere Carmelo Anthony. Dopo aver vinto il titolo NCAA con Syracuse, venne draftato come terza scelta nel 2003 dai Denver Nuggets. Selezionato dopo un certo LeBron James e prima di altri due abbastanza capaci con la palla a spicchi: Dwyane Wade e Chris Bosh. Da lì ha inizio la sua carriera che si può riassumere in un affascinante rollercoaster. Raggiunge infatti vette altissime, come i 62 punti alla Mecca – career high – i 3 ori olimpici ed il traguardo di miglior marcatore nella stagione 2012/2013. Raggiunge anche l’apice – in senso negativo – quando viene tagliato, dagli Houston Rockets, dopo appena dieci partite. “Everyone has his ups and downs”; tutti hanno i propri alti e bassi, ma quando sei al centro dell’attenzione, sei continuamente criticato. Melo è il classico giocatore da “Hate or Love”, divide le platee. C’è che li odia e chi invece lo ama alla follia. E’ stato spesso oggetto di critiche legate alle sue scelte professionali, è stato definito spessissimo “overrated”. Anthony ha sempre lavorato a testa bassa più o meno umilmente, si è reiventato e sta vivendo una seconda vita – cestisticamente parlando- splendida con i Portland Trail Blazers. La bellezza del jab step, la purezza del rilascio e l’armonia del suo turnaround fadeaway jump shot, rimangono indelebili nella memoria di tutti. La classe, la tecnica e la capacità di attaccare il ferro, continueranno ad esserci, fin quando calcherà il parquet. “Hate it or love it, the underdog’s on top and I’m gon’ shine, homie, until my heart stop. Go ‘head envy me”.

Che ti piaccia o meno, il perdente è in cima e brillerò fin quando il mio cuore non si fermerà. Continua pure ad invidiarmi. Queste frasi di The Game e 50 Cent, ci spiegano perfettamente la forza, l’importanza di essere uno dei “perdenti” più forti di tutti i tempi, Carmelo Anthony.