La partita NBA con il punteggio più alto della storia

Nuggets-Pistons, 1983: La partita NBA con il punteggio più alto della storia

, La partita NBA con il punteggio più alto della storia

186-184. Sembrerebbe punteggio da gara di All Star Game o tra due squadre che si siano messe d’accordo per entrare nel guinness dei primati, in realtà Nuggets – Pistons, la partita che a 37 anni di distanza (era il 13 Dicembre 1983) resta il punteggio più alto fatto mai registrare nella storia della NBA, è stata un’autentica battaglia. Ne siano testimonianza, infatti, i tre supplementari resisi necessari per sbrogliare una sfida senza esclusione di colpi, dove già dai primi minuti la piacevole visione integrale disponibile su youtube rende l’idea di una partita vera, con gli attacchi – i due migliori, per punti segnati, dell’intera NBA a fine stagione – a prevalere su difese comunque molto fisiche (i primi duri Pistons con cui fine anni ’80 contro i quali ha dovuto fare i conti anche MJ) e per nulla permissive. Anzi. Messi a segno complessivamente i primi sei canestri su azione, entrambe le franchigie terranno ritmi altissimi, rinunciando al tiro da tre (chiuderanno entrambe con 1/2 a fronte di oltre 100 tentativi dal campo) pur essendo le due migliori nella specifica classifica, alternandosi costantemente al comando delle operazioni.

Mai, infatti, nei regolamentari lo scarto supererà le sette lunghezze (115-108) del vantaggio Nuggets ad inizio di quarto periodo ed il 74 pari di metà gara sembra essere già profetico su quello che attenderà i quasi 10mila spettatori della McNichols Sports Arena da lì al termine della contesa. Tiro dalla media – fondamentale sempre più raro al giorno d’oggi – collaborazioni a due/tre, ricerca del vantaggio in post basso le soluzioni preferite e battute con maggior successo, provando a volare in contropiede anche da canestro subito, pur correndo il rischio di qualche palla persa e fisiologicamente scagliata in seconda fila. Non inganni, ribadiamo, il punteggio finale: si cerca una soluzione nei primi 6-7 secondi dell’azione, ma senza andare a discapito della qualità (47-46 il computo finale degli assist a favore dei Pistons, altro record della Lega) e, soprattutto, di individualismi neanche l’ombra. E’ così che, in maniera avvincente come se già non conoscessimo il finale, la partita scivola via fino ai momento decisivi, che vale la pena descrivere per la grande quantità di sorpresa capace di generare proprio nelle azioni che mettono in palio la partita.

Isaiah Thomas (47 punti e 17 assist alla fine) è eroico nel tenere a galla Detroit quando sembra essere già al tappeto, ma i due canestri per il -1 (144-143) sono solo un gustoso aperitivo. Issel fa 1/2 dalla lunetta, allora sul fronte opposto è Laimbeer ad avere la chance per impattare e rinviare l’esito al primo prolungamento, ma il primo dei due scheggia a malapena il ferro, inducendo coach Chuck Daly al timeout . La sospensione arriva tra un libero e l’altro, per escogitare qualcosa che serva a rimanere ancora in vita, così il pivot bianco dei Pistons, visto anche a Brescia nel finale di carriera, tira un’autentica sassata contro il ferro, nella speranza di generare un rimbalzo offensivo. Nella carambola, neanche a dirlo, il più reattivo e lesto di tutti è proprio Thomas, che si avventa sulla sferra e con un grande gesto atletico appoggia al tabellone per la parità a 145.

La partita NBA con il punteggio più alto della storia

Apparentemente per nulla turbati dalla mancata vittoria, i Nuggets non si scompongono e trovano, con Evans dall’angolo, un jumper che sembra dare un rassicurante +5 (157-152), anche perché manca più di un minuto da giocare. Tolbert tiene viva una palla vagante e segna in avvicinamento, ma Denver amministra anche un libero ed è ancora a +4 pur sciupando il possesso, allora Thomas, sul fronte opposto, segna l’unica tripla della sua squadra per il -1. English fa solo 1/2 dalla linea della carità, così Tripucka, naturalmente di tabella, può impattare a 31’’ dal termine. I padroni di casa del Colorado non convertono il possesso finale, scatenando Thomas in campo aperto, ad appoggiare ad ampie falcate il canestro che varrebbe la vittoria, se non fosse per un blocco irregolare fin troppo evidente di Laimbeer (a proposito di duri), prontamente sanzionato dalla terna arbitrale: il secondo supplementare è inevitabile.

Isaiah sembra prendersi qualche minuto di riposo, perché la sfida diventa immediatamente Denver contro Tripucka. Il baffuto e capelluto esterno dei Pistons (35 alla fine) segnerà tutti e 12 i punti della sua squadra nel secondo extratime, intramezzando due liberi ed un canestro dopo un recupero letteralmente dalla spazzatura in otto punti messi a segno dalla media baciando il tabellone, compreso il sorpasso sul 169-171. La contesa (ne è passato di tempo…) stavolta premia Denver, con Hanzlik che manda a bersaglio i due liberi che si è conquistato, impattando per l’ennesima volta a 17’’ dalla fine. Un tempo sufficiente agli ospiti per provare comunque a vincerla, ma dopo aver speso gran parte dei secondi a disposizione senza aver costruito nulla, il tiro di Thomas (probabilmente l’unico episodio sfavorevole della serata) si infrange sul ferro, rinviando di almeno altri cinque minuti l’esito della contesa.

E’ qui che sale in cattedra l’uomo che non ti aspetti. L’1/2 di Schayes (179-177) è infatti l’ultimo squillo dei Nuggets, prima del dominio assoluto di Bill Laimbeer su tutte le azioni determinanti del match. Prima due liberi (chi l’avrebbe detto, dopo l’inguardabile 0/2 di fine regolamentari), poi una stoppata a 50’’ dal termine, che innesca una schiacciata cui segue un altro furto di Thomas, che vola incontrastato ad appoggiare il +4 (179-83). Dopo 62 minuti di autentica battaglia la contesa prende finalmente la direzione del Michigan, non prima di aver assistito ad una tabellata ininfluente da nove metri abbondanti di Anderson, unico canestro da oltre l’arco di Denver in tutta la sfida, per il 184-186 conclusivo.

Una gara epica, con ben quattro uomini al di sopra dei 40 punti (Vandeweghe 51, Thomas e Evans 47, Long 41) rimasta legittimamente ancora oggi, e chissà per quanto, nella storia di questo sport.