Kakà: “Quello voleva dire essere capitano”

“Quando me ne andai dal San Paolo ero molto giovane. Il mio presidente di allora, Paulo Amaral, mi chiese se sapevo chi giocava nel mio ruolo nel Milan. Gli risposi di si: Rivaldo e Rui Costa. Poi arrivai a Milano e Carlo Ancelotti mi disse che dovevo rimanere lì al Milan. E tutto capitò ad una velocità che non mi aspettavo. Giocai titolare la prima partita contro l’Ancona e poi quasi tutte le altre, arrivò subito lo scudetto, fui uno dei protagonisti.
Non pensavo potesse succedere tutto così in fretta.

KAK, Kakà: “Quello voleva dire essere capitano”Ancelotti é l’allenatore che mi ha valorizzato di più

Ha sempre tentato di mettete tutti a loro agio con lo scopo di fare l’interesse della squadra. Una grande dote e la utilizza in tutte le sue esperienze. In questo modo il calciatore dà il massimo anche per il suo allenatore e non solo per sè stesso. La sconfitta di Istanbul contro il Liverpool mi ha insegnato che vincere o perdere è qualcosa che sta fuori dal nostro controllo. Possiamo fare il possibile per evitare di perdere, ma può non bastare. Ci vogliono sempre dei leader in una squadra. Quando sono arrivato al Milan c’era gente come Shevchenko, Cafu e Maldini. Proprio Maldini è la persona che più mi ha influenzato positivamente. Quando sono arrivato aveva vinto tutto, eppure ogni giorno dava il massimo. Sapeva quando dare una stoccata a un giocatore, alla stampa o ai tifosi.

 

KAK, Kakà: “Quello voleva dire essere capitano”

Poi vi racconto questa. Eravamo all’aeroporto appena atterrati da Istanbul. Ci incrociammo con dei tifosi che iniziarono ad insultarci, dicendo che non si poteva perdere in quel modo. Maldini si avvicinò parlò con il loro capo, ci si sedette e poi tutti a casa.
Quello voleva dire essere capitano.”

[Kaka]


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