I soprannomi più belli dell’NBA (PARTE 1)

I soprannomi più belli dell'NBA, I soprannomi più belli dell’NBA (PARTE 1)

I soprannomi più belli dell’NBA – Parte 1, perché elencarli tutti insieme sarebbe impossibile. Soprattutto se considerate che non basta un articolo per elencare i soli soprannomi di Shaq.

Karl Malone – The Mailman

“Stockton to Malone” è diventata una delle frasi più celebri dell’intera NBA. Pick and Roll letale.

E perchè, dunque, “The Mailman” (Il Postino)?. Proprio per la sua capacità di portare sempre a termine il lavoro. Di consegnare la posta (la palla) nel canestro. C’era sempre, in tutte le stagioni, in tutte le partite e in tutte le azioni di gioco.

Paul Pierce – The Truth

My name is Shaquille O’Neal and Paul Pierce is the truth”. Parola di Shaq.

13 marzo 2001, Lakers-Celtics. Pierce ne mise a referto 42 e nell’intervista post partita O’Neal disse: “Sapevo che fosse un buon giocatore, ma non che potesse giocare in questo modo. Prendi nota, il mio nome è Shaquille O’Neal, e ‘La verità’ (The Truth, per l’appunto) è quello di Paul Pierce“.

La verità, The Truth, perché ti fa capire veramente chi sei.

I soprannomi più belli dell’NBA – Allen Iverson – The Answer

Il soprannome gli venne dato dal suo clan (si dice risalga al 1994). Perché? Perché il #3 doveva essere la risposta (“The Answer”) all’assenza di una star nella Lega nell’immediato post-Jordan (momentaneamente ritiratosi).

Kevin Garnett – The Big Ticket

“The Revolution”, “KG”, “The Kid” e “The Franchise”. Ci sono anche questi per il nativo di Greenville. Il più famoso, però, è proprio “The Big Ticket“: il bigliettone” . Il soprannome gli venne dato durante la sua prima esperienza a Minnesota. La ragione? Perché quando giocava lui l’arena era piena ogni notte.

Ben Wallace – Big Ben

Amatissimo dal pubblico, il soprannome “Big Ben” (in teoria, “Grande Ben”) nasce dalla sua stazza imponente ma si evolve, vista l’analogia con la campana più grande della torre dell’orologio del palazzo di Westminster, a Londra. Il Palace of Auburn Hills partiva con una “scampanata” ad ogni sua giocata.

Chris Andersen – Birdman

Il nome gli venne dato nel 2002 da due suoi compagni di squadra, ispirati da un supereroe della Marvel. Il tutto, per via della sua sua apertura di braccia impressionante che gli permetteva di proteggere il canestro (il nido) con stoppate da capogiro. Per la cronaca, Chris si è tatuato le ali sulla schiena.

I soprannomi più belli dell’NBA – Tim Duncan – The Big Fundamental

E vabbè, è presto detto il perché. E anche in questo caso, il soprannome l’ha dato Shaq: “L’ho soprannominato The Big Fundamental perché i suoi fondamentali erano semplicemente perfetti”.