Hall of Fame 2021: i candidati

Chris Webber e Paul Pierce tra i tanti campioni che si giocano la massima onorificenza del basket mondiale. Con una sorpresa finale. Scopri di chi si tratta

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BOSTON – DECEMBER 30: The Celtics finally broke into the win column tonight, which allowed the starting five, from left to right: Jermaine O’Neal,Paul Pierce, Ray Allen, Kevin Garnett and Rajon Rondo to have some fun on the bench during the fourth quarter. The Boston Celtics hosted the Detroit Pistons in an NBA regular season game at the TD Garden, the team’s home opener. (Photo by Jim Davis/The Boston Globe via Getty Images)

Segnatevi la data, il 16 maggio verranno svelati i nomi scelti per entrare a far parte della Hall of Fame, cerimonia che si tiene ogni anno a Springfield, Massachusetts. Questa edizione vede tra i candidati autentici fuoriclasse degli ultimi 20 anni, allenatori che hanno fatto la storia di questo gioco e anche una leggenda già presente nella Hall of Fame. Ma non tergiversiamo oltre.

Chris Webber

Giocatore elegante, passatore sopraffino, C-Webb venne draftato nel 1993 come prima scelta assoluta dai Golden State Warriors dopo un’importante carriera in NCAA. Insieme a Jalen Rose, Juwan Howard, Jimmy King e Ray Jackson, formava i famosi Fab Five di Michigan. Una squadra leggendaria, probabilmente la più forte che si sia mai vista al college, ma che purtroppo non riuscì mai a conquistare il titolo, andando per due volte a un passo dalla vittoria.
Un’avventura simile anche in NBA, dove vide spegnersi il sogno di andare alle Finals per colpa di Robert Horry e del suo canestro sulla sirena, in una delle più epiche gare 7 della storia del gioco.
Lui e i suoi Sacramento Kings, comunque, resteranno sempre nei cuori degli appassionati.

Michael Cooper

Forse il giocatore di cui meno ci si ricorda dei Lakers dello Showtime. Non era Kareem Abdul Jabbar, non era Magic Johnson, ma diede comunque il suo contributo, soprattutto a livello difensivo, nei titoli vinti dai gialloviola negli anni ’80. Durante i dodici anni passati a Los Angeles, oltre a cinque titoli di campione NBA, Cooper venne nominato per ben cinque volte nel primo quintetto difensivo della lega e, nel 1987, vinse anche il premio come miglior difensore dell’anno.
Per lui anche una breve parentesi in Italia con la Virtus Roma.

Paul Pierce

Campione NBA nel 2008 con i suoi Boston Celtics, dove vinse anche il premio di MVP delle Finals. 26.397 punti segnati, che lo posizionano al diciannovesimo posto nella classifica dei migliori marcatori della storia della NBA. Dieci apparizioni all’All-Star Game.
C’è poco da aggiungere su The Captain and The Truth, soprannome datogli da Shaquille O’neal, ma forse non tutti sanno che la sua carriera avrebbe potuto essere molto diversa da quella che conosciamo. Il 25 settembre del 2000, mentre cercava di sedare una rissa in un night club di Boston, ricevette la bellezza di undici coltellate tra collo e schiena, rischiando di lasciarci la pelle. Fortunatamente non fu così.

Tim Hardaway

Maglia numero 10 dei Miami Heat, con i quali a cavallo del nuovo millennio tenne una media superiore ai venti punti per quattro stagioni consecutive. Non ha avuto la possibilità di lottare per la vittoria dell’anello, ma ha potuto consolarsi con l’oro alle Olimpiadi di Sidney nel 2000.
In suo onore gli Heat e gli UTEP Miners, sua squadra al college, hanno ritirato la numero 10. UTEP, University of Texas El Paso, che dà il nome anche al suo famoso crossover, che potete ammirare nel video qui sotto.

Lauren Jackson

Nominata per tre volte Most Valuable Player della WNBA (2003, 2007, 2010) e due volte vincitrice delle Finals come stella delle Seattle Storms. Nel 2007 dominò letteralmente la lega, vincendo il titolo di miglior difensore, oltre a guidare le classifiche di punti e rimbalzi per partita.
Portò anche la nazionale australiana alla conquista di tre argenti olimpici consecutivi (2000, 2004, 2008), perdendo in ogni occasione contro la corazzata statunitense.

Yolanda Griffith

Bicampionessa olimpica con la canotta a stelle e strisce, Yolanda Griffith vinse un anello nel 2005 con le Sacramento Monarchs. La sua stagione migliore dal punto di vista individuale fu però quella del 1999, quando guidò la lega nelle classifiche dei rimbalzi, sia difensivi che offensivi, e delle palle rubate. Numeri che la aiutarono a vincere il premio di MVP.

Chris Bosh

Scelto nel 2003 alla numero quattro dai Toronto Raptors in uno dei draft più ricchi di talento della storia. Basti pensare che, oltre a lui, nelle prime cinque vennero scelti LeBron James, Carmelo Anthony e Dwyane Wade. Dopo sette anni passati in Canada, la decisione di firmare per i Miami Heat, andando a formare insieme a Lebron e Wade un trio potenzialmente inarrestabile.
In quel team vinse due titoli NBA, oltre ad un oro olimpico con Team USA. Nel 2019 però la sua carriera si fermò. I medici, infatti, gli consigliarono di smettere di giocare a causa di coaguli nel sangue e Bosh annunciò per questo il suo ritiro.

Marques Johnson

Vincitore del titolo NCAA nel 1975 con UCLA, sotto la guida dell’hall of famer John Wooden. In NBA militò nei Milwaukee Bucks, Los Angeles Clippers e, per breve tempo, nei Golden State Warriors, segnando oltre 20 punti media in undici stagioni nei pro.

Ben Wallace

Un lungo alto “solo” 2 metri e 06 in grado di difendere in un’era, quella del primo decennio degli anni 2000, dove nel pitturato erano ancora centri dalla stazza imponente a farla da padrone (qualcuno ha detto Shaq?). Un’indimenticabile capigliatura afro. Un titolo di campione NBA con i Detroit Pistons, vinto insieme a Rasheed Wallace, con il quale formava uno dei più nostalgici front court della storia.
Non vi basta? Quattro volte miglior difensore dell’anno, due volte miglior rimbalzista e nel 2002 anche miglior stoppatore. Devastante.

Rick Adelman

Nono allenatore più vincente della storia NBA con un record di 1.042 vittorie. In oltre trent’anni di carriera da head coach ha allenato giocatori del calibro di Clyde The Glyde Drexler, Tracy McGrady, Chris Webber e il compianto Drazen Petrovic. Nonostante le numerose vittorie, però, non riuscì mai a conquistare l’agognato titolo, fermandosi per due volte in finale (1990 e 1992) quando era alla guida dei Portland Trail Blazers.

Jay Wright

Due volte vincitore del premio di miglior allenatore dell’anno (2006 e 2016), Wright è stato il primo coach NCAA a portare la propria squadra a trenta vittorie per quattro stagioni consecutive. Nella sua bacheca ci sono anche due titoli NCAA, vinti alla guida di Villanova nel 2016 e nel 2018.

Marianne Stanley

Una lunghissima carriera da allenatrice a livello professionistico e collegiale che la portò nel 2002 a vincere il premio di allenatrice dell’anno quando allenava le Washington Mystics.

Leta Andrews

Detiene il record di maggior numero di vittorie del basket liceale, collezionate nel corso di cinquant’anni di onorata carriera.
È già entrata nella High School Basketball Hall of Fame (1995) e nella Women’s Basketball Hall of Fame (2010), completerà la tripletta?

Bill Russell

Nessun errore, stiamo proprio parlando della leggenda dei Boston Celtics. Ovviamente non è candidato come giocatore, presente già dal 1975, bensì come allenatore a capo dei Celtics in sostituzione di Red Auerbach.
La sua storia come giocatore la conoscono tutti: undici titoli NBA, cinque volte MVP della regular season. A lui è dedicato il premio di MVP delle Finals.
Da capo allenatore vinse due titoli (1968 e 1969), diventando il primo coach afroamericano a portare alla vittoria una franchiga NBA.

Dan Peterson

Telecronista della NBA quando venne trasmessa per la prima volta in Italia dall’allora rete Pin. Ha portato il wrestling nelle case degli italiani. Ha coniato frasi indeminticabili come “Mamma, butta la pasta“, che ogni appassionato che si rispetti ha usato almeno una volta nella sua vita. Volto celebre negli spot della Lipton. Chiamato da Berlusconi per allenare il Milan, prima di cambiare idea e scegliere Arrigo Sacchi, con grande sollievo dei tifosi milanisti.
Ok, torniamo seri. Stiamo parlando di uno dei più grandi coach che abbiano allenato nel campionato italiano. Con la sua Olimpia Milano, in cui militavano giocatori come Dino Meneghin, Bob McAdoo e Mike D’Antoni, vinse una Coppa dei Campioni e quattro campionati nazionali.
Nel 2012 è entrato nella Hall of Fame del basket italiano e noi facciamo il tifo affinché entri anche in quella d’oltreoceano. In bocca al lupo, Dan.