Bruno Fernandes fa le cose per bene

Secondo piazzamento (provvisorio) in Premier League, alle spalle dei cugini del Manchester City, e ancora un bel po’ di giornate da giocare durante la stagione. Il Manchester United di Ole Gunnar Solskjær, da seconda in Inghilterra affronta in Europa League il Milan di Stefano Pioli, seconda forza del campionato di Serie A. Lo scoglio è quello degli ottavi di finale, raggiunto dagli inglesi superata la doppia sfida contro gli spagnoli della Real Sociedad. Una partita che profuma di Champions League, un po’ per il blasone delle due formazioni che si affronteranno prima a Old Trafford e poi a San Siro, un po’ per le tante star pronte a rubarsi reciprocamente la scena.

bruno fernandes, Bruno Fernandes fa le cose per bene

In Premier League, uno dei giocatori che sta entusiasmando tutti quanti…è arrivato in Inghilterra il 29 gennaio 2020. Un centrocampista (ops, midfielder) che in poche partite ha scompigliato le carte in tavolo (in mezzo al campo) e si sta imponendo anche quest’anno come il giocatore che mancava ad una squadra che da qualche stagione arranca in campionato, il Manchester United.

Il giocatore in questione è nato quando Eric Cantona era il “padrone” dello United, Alex Ferguson stava mettendo le basi per creare una squadra epica e Ryan Giggs, allora un 21enne pischello gallese dal grande avvenire, aveva già una bella confidenza con il centrocampo dei Red devils. A distanza di 26 anni da allora, Giggs è il giocatore simbolo del Manchester United e proprio lui ha incoronato il giocatore in questione come quello che mancava ad Old Trafford. Ladies and gentlemen, Bruno Fernandes.

Portoghese di Maia, Bruno Fernandes da tre stagioni si sta imponendo come il nuovo talento del calcio continentale e su di lui si sono fiondati top team come il City, l’Atlético Madrid, l’Inter e la Juventus. Alla fine, lo United di Ole Gunnar Solskjær ha staccato un assegno da 55 milioni (più 25 di bonus) allo Sporting Lisbona, per i prossimi quattro anni (cinque da contratto) ogni settimana gli elargirà uno stipendio di 150mila euro al giocatore e tutti vivranno felici e contenti. Bruno sopratutto, ma anche i suoi tifosi che finalmente possono vedere la loro squadra cercare di tornare competitiva e di puntare a riprendere la leadership cittadina che da qualche tempo spetta ai “cuginastri” del City.

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Ma la storia calcistica di Bruno Fernandes nasce in Italia, nasce in Pianura padana, nasce tra le risaie di Novara perché nell’estate 2012 un 17enne Bruno Miguel lascia il Boavista, una delle tre grandi del Portogallo ma un po’ demodé, e si accasa con la Primavera della squadra piemontese allenata da Giacomo Gattuso. Bruno Fernandes costa al club ben 40 mila euro e con i coetanei fa vedere numeri. Grandi numeri. E questi numeri lo hanno poi portato a giocare in prima squadra, trascinandola tra il dicembre 2012 ed il maggio 2013 dal penultimo posto in classifica al quinto, giocandosi i play off per il ritorno immediato in Serie A. In solo ventitre partite con la maglia azzurra, Bruno Fernandes, numero 32 sulle spalle e faccia da ragazzino timido, fa vedere cose impressionanti e dimostra che ha stoffa da vendere.

Il Novara però rimane in Serie B, ma alla sua porta iniziano a bussare un po’ di squadre. Una di queste fa l’offerta più interessante e se lo prende: l’Udinese. In Friuli, Fernandes ha la possibilità di giocare in Serie A e in tre stagioni dispensa giocate importanti. Udine è la piazza giusta per lui e in maglia bianconera trova anche la maglia della Nazionale Under 21 della Seleção das Quinas.

Dopo tre stagioni passa dal Friuli alla Liguria, accasandosi alla Sampdoria: maglia numero 10 (un numero che da quelle parti ha un certo peso), chiavi del centrocampo e ancora il palcoscenico della Serie A. Ma in blucerchiato non fa vedere le cose belle di Novara e Udine e sotto la Lanterna rimane una sola stagione. Un passo indietro ed il ritorno in Portogallo.

A distanza di sei anni Bruno Fernandes ritorna a casa e sceglie lo Sporting Lisbona. Si pensava che la parabola di Bruno Fernandes fosse in discesa ed invece, con la maglia bianco-verde, Bruno Fernandes, in due stagioni e mezzo, diventa un giocatore globale: si prende la fascia, diventa un “tuttocampista” e la scorsa stagione segnò qualcosa come venti reti, una cifra da attaccante.

Il 10 novembre 2017 il giovane centrocampista realizzò il sogno della vita, debuttando nella Nazionale maggiore campione d’Europa in carica insieme a gente come Cristiano Ronaldo, l’idolo Joao Moutinho, Bernardo Silva e Ricardo Pereira. Il suo ottimo campionato con gli sportinguisti convinse poi il CT lusitano Fernando Santos a farlo salire sull’areo per Russia 2018, dove debuttò, il 15 giugno, nella prima partita del girone nel pirotecnico 3-3 contro la Spagna.

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La storia del calcio insegna che se una squadra vuole un giocatore che vogliono tutti, questa dovrà offrire la cifra più alta e dare al giocatore l’ingaggio più elevato. Ed ecco arrivare in pompa magna il Manchester United. Ha preso il 18, il numero di Paul Scholes, uno che con Giggs ha fatto la storia del calcio con i Red devils e che arrivò allo United proprio quando Bruno Fernandes venne al Mondo.

Fernandes in poche partite (sei per la precisione) ha fatto capire di che pasta è: padrone del centrocampo. I numeri sono dalla sua: tre reti, due assist, giocate importanti, compagni di reparto rinati e classifica che torna a sorridere.

Con lui, Solskjær può fare sogni tranquilli e può puntare al quarto posto che vale la Champions e cercare di arrivare in fondo all’Europa League. Europa League che ha visto subito in gol Bruno Fernandes contro il Club Brugge nella sua prima da titolare nella coppa con la sua nuova squadra.

Che dire: un giocatore indispensabile, incredibile, Un giocatore che è entrato nel cuore di tutti i tifosi che lo hanno visto giocare con la maglia della loro squadra. E a Novara ancora oggi, a distanza di sette anni dalla sua ultima partita, la notizia che giochi in un top team mondiale e che abbia mantenuto le promesse iniziali li ha resi orgogliosi di lui. Visto che anche lui si ricorda ancora del suo unico anno in Piemonte che lo ha portato ad essere oggi quello che è. Lui che si era presentato lì in punta di piedi e che oggi con i piedi fa cose mostruose.

Quanta strada ha fatto il ragazzo di Maia arrivato a Novarello nell’estate 2012 per i classici “du’ spicci” e che oggi vale qualcosa come 160 miliardi del vecchio conio. Si dice “se sono rose, fioriranno”. Ma qua siamo di fronte ad una distesa di rose che parte da Maia, passa da Novara, Udine, Genova, Lisbona e arriva fino a Old Trafford.

Aggiornato il 10 Marzo 2021