54 candeline per Alberto Tomba

Un viaggio alla scoperta del campione italiano di sci Alberto Tomba, tra vittorie e curiosità.

Alberto Tomba, 54 candeline per Alberto Tomba
Albert Tomba, campione italiano di sci

C’era una volta…

C’è stata un’epoca dove la passione degli italiani andava a braccetto con lo sci. Una passione viscerale durata dieci anni esatti, dal 1988 al 1998. Un’epoca fa, dove ogni volta che veniva trasmessa una gara di Coppa del Mondo in televisione, l’Italia intera si fermava, correva di corsa a casa interrompendo quello che stava facendo per vedere scendere i suoi atleti. In particolare, uno sciatore che oggi compie 54 anni e che ha scritto una grande pagina di sport non solo a livello nazionale, ma anche globale, nell’ambito sciistico: Alberto Tomba.

Uno sciatore atipico

Tomba si è ritirato nel 1998 a 31 anni e da allora con lo sci ha chiuso, se non per fare l’opinionista, il tedoforo per le Olimpiadi invernali di Torino 2006 e per promuovere la sua Emilia Romagna e l’Appennino. Eh sì perché Alberto Tomba non era un montagnino, era nato in città. Anzi, abitava nella frazione collinare di Castel de’ Britti, comune di San Lazzaro di Savena, a 20 chilometri scarsi da Bologna. Bologna la dotta, la grassa, la rossa, ma non Bologna la…sciatrice. E per la prima volta il mondo dello sci rimase stupito nel vedere uno sciatore-cittadino mettersi dietro di sé i vari svizzeri, austriaci e norvegesi. Gente proveniente da terre di neve e sci, non di pianura e tortellini.

La scoperta di un mito

Alberto Tomba è stato quello che ha portato sci, attacchi e bastoncini al centro del villaggio in un’epoca dove gli sciatori azzurri non vincevano nulla dai tempi di Gustav Thoeni che, a differenza di Tomba, era di Stelvio, Provincia autonoma di Bolzano, terra montagnina per antonomasia.
L’Italia iniziò a conoscere Alberto Tomba quando, da quattro giorni maggiorenne, il 23 dicembre 1984, vinse il “parallelo di Natale” nell’inconsuete cornice della montagnetta di…San Siro, a pochi passi dallo stadio, mettendosi dietro gli sciatori professionisti nazionali. Da tempo si allenava a Cortina d’Ampezzo, a 430 chilometri da Castel de’ Britti e a più di mille metri più in su sul livello del mare.

“Tomba la bomba”

Alberto Tomba ci ha fatto godere con la sua forza, il suo estro, la sua magia. Perché era il mago delle discipline tecniche, uno che zigzagava tra i pali stretti e quelli larghi. Uno che ha rappresentato l’Italia nel Mondo: non solo tedoforo a Torino, ma anche portabandiera alla cerimonia inaugurale dei Giochi olimpici di Albertville. Albertville, dipartimento della Savoia, la “città di Alberto” in francese, dove nel 1992 “Tomba la bomba” ci regalò un sogno: oro in gigante bissando quello di quattro anni prima a Calgary e argento in speciale, non bissando Calgary ma facendo una rimonta incredibile dal sesto al secondo posto che è valso come un oro. E quattro anni prima a Calgary, il 27 febbraio 1988, si fermò addirittura il Festival di Saremo per vederlo scendere nella seconda manche: tutti incollati davanti al televisore e tutti zitti all’interno dell’”Ariston” per vedere la grande vittoria dell’uomo di Castel de’ Britti. Va da sé che se Alberto Tomba si era imposto ad Albertville, quattro anni prima si era imposto nella provincia canadese dell’Alberta. Quando si dice nomen omen.

Alla conquista del mondo

Il suo campo di battaglia erano le Olimpiadi, con quattro partecipazioni e cinque medaglie vinte, come lo sono stati (più o meno) i Mondiali: 2 medaglie d’oro vinte a Sierra Nevada, due medaglie di bronzo vinte a Crans Montana e Sestriere. E poi quel magico 1995 dove si aggiudicò la tanto agognata Coppa del Mondo generale, riportandola in Italia a venti anni esatti dall’ultima vittoria azzurra proprio del suo mentore Thoeni. Una vittoria a mani bassi non disputando ben tre tipi di gare (SuperGigante, discesa libera, combinata), ma vincendo undici gare su tredici totali tra slalom gigante e speciale. Con vittoria anche delle due coppe di specialità.
E poi la premiazione di Bormio dove, il 19 marzo 1995, da grande personaggio istrionico e guascone quale era, scese, tra le due manches, in boxer e canottiera gialla fosforescente con cravatta, occhiali da sole e cappello al contrario prima di ricevere la coppa di cristallo più ambita.

Come lui nessuno mai

Alberto Tomba si è ritirato il 15 marzo 1998, vincendo ultima gara della sua carriera a Crans Montana, nello stesso posto dove undici anni prima aveva vinto la medaglia di bronzo ai Mondiali, unica medaglia vinta dalla truppa azzurra in quell’edizione. Da allora, gli azzurri dello sci alpino hanno tenuto alto il tricolore vincendo gare, medaglie e coppe di specialità, ma  i tempi istrionici di Alberto Tomba, purtroppo, sono lontani.

Un bomber anche al di fuori delle piste

Tomba è stato anche un bomber nel vero senso della parola come piace a noi: decine di flirt e la celebre storia d’amore con Martina Colombari, ex Miss Italia e sua compagna per quattro anni. Per non parlare del fatto che negli anni in cui gareggiava è finito spesso sulle riviste di gossip e alcuni sui comportamenti sono parsi un po’ troppo sopra le righe (come ad esempio il lancio di una coppa, nel 1995, ad un fotografo per fargli male appositamente) e alle notizie dei suoi successi si alternavano le bravate con la gente che si divideva tra chi lo adorava e chi lo criticava. Inoltre ha anche tentato la via cinematografica, recitando in un film considerato trash ma un vero cult (“Alex l’ariete”) ed è stato oggetto di imitazioni.

Esiste uno sci pre- e post-Tomba: il pre- era un’Italia che sciava, ma che non si appassionava veramente a questo sport; il post- è stata una generazione di ragazzi e ragazze, da Nord a Sud, cresciuti con il mito del ragazzo bolognese salito sulla cima del Mondo che molti hanno cercato di scimmiottare.

Vero personaggio, istrionico e guascone, Alberto Tomba è stato un gigante di questo sport, un carro armato che quando scendeva sembrava che volesse spaccare i pali per dimostrare di essere il più forte e questa sua garra ha messo in difficoltà gli avversari, facendoli sbagliare.

54 anni sono l’età giusta per fare i bilanci ed il bilancio di Alberto Tomba dalla Pianura padana, sciatore diventato icona, è di essere lo sportivo italiano del secolo.

Buon compleanno Alberto e, come sempre, “bello carico”. Mi raccomando.