[VIDEO]Le partite storiche: Argentina vs Inghilterra 2-1

Continua il nostro viaggio alla scoperta delle partite che hanno scritto la storia del calcio. E il caso vuole che il teatro sia ancora lo stadio di Città del Messico, l’Azteca: lo stadio messicano fu teatro di un altro grandissimo match a distanza di 16 anni dalla Partita del secolo. In questo caso non ci sono targhe a ricordare l’evento, ma nell’immaginario collettivo la partita che analizzeremo oggi è quella che ha fatto capire al Mondo che Diego Armando Maradona era (ed è tuttora) il giocatore più forte della storia del calcio. Oggi parliamo di Argentina-Inghilterra del 18 giugno 1986.

Prima di addentrarci nel match dobbiamo fare una premessa: l’incontro, valevole per i quarti di finale del Campionato mondiale di calcio, si è disputato a quattro anni di distanza dalla guerra delle Falklands (o Malvine) fra l’Argentina della dittatura militare e l’Inghilterra della “Lady di ferro”, Margareth Thatcher.

Prologo: le isole Malvine sono un insieme di isole dedite a pesca e allevamento a 400 km dalle coste meridionali argentine grandi 12mila km quadrati. Un insieme di isole di poco conto, ma che per Buenos Aires significavano come per Garibaldi l’Unità d’Italia: da “O Roma o morte” a “O Puerto Argentino o morte”, il passo fu breve. Il 2 aprile 1982 l’Argentina invase l’isola perché da tantissimi anni ne rivendicava l’appartenenza, l’Onu fece subito una dichiarazione in cui esortava l’abbandono dell’isola da parte del Paese guidato dal generale Galtieri, Buenos Aires rifiutò e Londra lanciò un ultimatum. La Thatcher perse la pazienza: partirono verso il Sudamerica navi da guerra, sommergibili, aerei ed iniziò in conflitto. Il 14 giugno la guerra terminò, l’anno successivo la dittatura argentina cadde ed il Paese tornò democratico dopo sette anni di duro regime, anche se dovette fare i conti con il suo triste passato e sulla sorte dei desaparecidos. Per l’Argentina la guerra mossa dall’Inghilterra fu vista come un atto di prepotenza, un atto da condannare.

Il destino, cinico baro e bastardo, aveva stabilito che in Messico, in territorio “neutrale”, ci sarebbe stata la rivincita (anche se sportiva) fra le due Nazioni. Due Nazioni che vivono di calcio e di passione verso questo sport.

L’Argentina ha calcisticamente due rivali, da sempre: il Brasile, per ovvie ragioni geografiche, e l’Inghilterra. La Nazionale dei Tre leoni è vista come il fumo negli occhi per i fatti del Mondiale inglese del 1966 dove, nei quarti, l’Albiceleste fu estromessa dal torneo proprio dai padroni di casa (che vinsero poi il campionato) per via di un arbitraggio troppo di parte che penalizzò l’Argentina con l’espulsione ingiusta del suo capitano, Ubaldo Rattin.

Le due squadre, alla vigilia del Mondiale messicano, erano molto diverse: la Nazionale di Carlos Bilardo non era una delle squadre favorite per la vittoria finale anche se poteva contare sul suo magnifico numero 10, quel Diego Armando Maradona che da due anni stava facendo sognare i tifosi del Napoli; l’Inghilterra del Ct Bobby Robson era una squadra…inglese: solida, tecnica e guidata in attacco da un fenomeno del calcio europeo come Gary Lineker.

Le due Nazionali arrivarono all’incontro con animi differenti: Maradona e compagni avevano vinto il loro girone (in gruppo con Italia, Bulgaria e Corea del Sud) e negli ottavi avevano avuto la meglio sull’Uruguay; l’Inghilterra aveva faticato nel suo girone (sorteggiata con il sorprendente Marocco che vinse il girone, Polonia e Portogallo), ma aveva steso 3-0 il Paraguay negli ottavi. I bomber erano Jorge Valdano e Gary Lineker: il primo aveva segnato tre reti, l’inglese cinque in quattro incontri.

Quell’Argentina-Inghilterra si concluse con il punteggio di 2-1 per l’Albiceleste ed i ragazzi di Bilardo sconfissero poi in semifinale il sorprendente Belgio e successivamente in finale la Germania Ovest per 3-2, vincendo il suo secondo mondiale.

Quell’Argentina-Inghilterra è riconosciuta come la partita di Diego Armando Maradona. L’asso di Lanus, capitano e già idolo del popolo argentino da diversi anni, era il capitano della squadra, il giocatore più forte di tutti. E lui, uomo molto caliente, non appena seppe che nei quarti avrebbe incontrato l’Inghilterra, fece prevalere l’orgoglio argentino contro il prepotente Stato invasore europeo. Tante volte calcio e politica si sono incontrati ai Mondiali (e ne analizzeremo di partite molto…sentite) e Argentina-Inghilterra non fece eccezione.

Maradona siglò entrambe le reti e queste, siglate a distanza di quattro minuti l’una dall’altra, sono state “puro Maradona”: la prima una vera prova di furbizia, l’altra la prova che il talento è superiore rispetto alla tecnica.

Riavviamo il nastro e andiamo al minuto 51, le due squadre sono sul punteggio di 0-0: in area inglese, il difensore Steve Hodge svirgolò verso l’alto la palla toccata da Valdano. La palla tornò indietro verso il portiere Shilton e accorse anche Maradona. I due si scontrarono e la palla entrò in rete: vantaggio argentino. Però ci fu un però: il capitano argentino non toccò la palla con la testa, ma con la mano sinistra. Anche Shilton lo fece presente all’arbitro, il tunisino Ali Bin Nasser, così come i suoi compagni. L’arbitro convalidò la rete. Al rallenty si notò che Maradona, molto velocemente, toccò il pallone con il pugno in maniera quasi impercettibile all’occhio dell’arbitro. Peccato che il mondovisione tutti videro il fallo del Pibe de oro. Maradona aveva ingannato tutti e non ammise di aver toccato il pallone con il pugno. Quel gesto passò alla storia come la mano de dios (la mano di Dio).

Molti non apprezzarono il gesto del capitano albiceleste, ma Maradona quattro minuti dopo “chiese scusa” a tutti realizzando un gol da antologia. Un gol epico, storico, irripetibile. Un gesto atletico che ha fatto innamorare tutti e che ha fatto urlare al Mondo: il Gol del secolo.

Rewind al minuto 54: palla nella metà campo argentina a Héctor Enrique. Il centrocampista aveva due opzioni: o passarla a Burruchaga a sinistra o passarla al suo capitano a destra. Optò per Maradona e l’allora giocatore del River Plate diede la palla al compagno che partì verso la realizzazione del gol più bello non solo della storia dei Mondiali, ma anche della storia del calcio.

Maradona partì palla-al-piede e si diresse sulla parte destra del campo scartando cinque avversari (Hoddle, Reid, Sansom, Butcher e Fenwick), i quali non riuscirono a fermarlo e alla fine, scartando anche Shilton, resistette alla pressione avversaria e calciò in porta di sinistro. Il gol del secolo era stato realizzato con tredici tocchi di palla consecutivi in quattordici secondi per una cinquantina di metri.

Al minuto 80 Lineker siglò il gol della bandiera, permettendogli poi di vincere la classifica marcatori del torneo.

A distanza di quasi 33 anni, non si può non rivedere l’azione di quel gol ed innamorarsene: la velocità di un giocatore per nulla fisicato (167cmx70kg), un cambio di passo da manuale, una resistenza incredibile ed una freddezza da campione navigato.

Ma la vera totalità dell’azione del gol di Maradona deve essere accompagnata dall’ascolto della telecronaca di Victor Hugo Morales. Il giornalista uruguayano si fece trasportare dal capitano albiceleste e la sua rimane una delle telecronache più belle, una telecronaca che solo un sudamericano poteva raccontare. Morales nei quattordici secondi del palla-al-piede di Maradona entrò in estasi. Queste sono state le sue parole:

…la tocca per Diego, ecco, ce l’ha Maradona. Lo marcano in due, tocca la palla Maradona, avanza sulla destra il genio del calcio mondiale. Può toccarla per Burruchaga…sempre Maradona….genio, genio, genio..c’è c’è c’è…goooool…voglio piangere…Dio santo, viva il calcio…golaaaaazooo…Diegooooool…Maradona…c’è da piangere, scusatemi…Maradona in una corsa memorabile, la giocata migliore di tutti i tempi…aquilone cosmico…da che pianeta sei venuto per lasciare lungo la strada così tanti inglesi? Perché il Paese sia un pugno chiuso che esulta per l’Argentina…Argentina 2 Inghilterra 0…Diegol, Diegol, Diego Armando Maradona….Grazie Dio per il calcio, per Maradona, per queste lacrime, per questo Argentina 2 Inghilterra 0…”.

L’onta dell’invasione inglese era stata lavata e Maradona aveva vendicato il suo Paese nella stessa partita in cui aveva “preso in giro il Mondo” quattro minuti prima. Per l’Inghilterra il mesto ritorno a casa, per l’Argentina, che aveva giocato quella partita con delle maglie taroccate, la vittoria del Mondiale, la vittoria di una squadra operaia guidata dal suo capitano. Capitano al massimo della sua forma e che condurrà il “suo” Napoli a vincere nei cinque anni successivi due scudetti, una Coppa Italia, una Supercoppa italiana ed una Coppa UEFA.

Se sedici anni prima, 102mila spettatori assistettero alla Partita del secolo, ad ammirare la “mano de Dios” e il Gol del secolo ce ne furono ben 114mila.

La profezia di Maradona si era avverata: nel 1972, già talento dell’Argentinos Juniors, in un’intervista, al giocatore venne chiesto quali erano i suoi sogni e lui disse che il primo era di giocare un Mondiale e il secondo di vincere un Mondiale: tra il 1982 ed il 1986 riuscì a realizzare la sua impresa. In punta di piedi, come sempre.

Ecco qua il tabellino della partita:

Argentina: Pumpido, Brown, Cuciuffo, Ruggeri, Batista, Burruchaga (76 Tapia), Maradona, Enrique, Giusti Olarticoechea, Valdano. Ct: Bilardo

Inghilterra: Shilton, Butcher, Fenwick, Sansom, Stevens, Hoddle, Hodge, Reid (66 Waddle), Steven (76 Barnes), Beardsley, Lineker. Ct: Robson

Arbitro: Ali Bennaceur (Tun)

Marcatori: 51′ 55′ Maradona; 81′ Lineker

Ammoniti: Batista; Fenwick

Espulsi: –


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