Ah, il calcio.

Un calcio al dolore. Molti si ostinano a definirlo un semplice sport, quando alla fine, si rivela molto di più. E non prendetela come una frase fatta. Ne volete una prova?

Derby Aleppo Al-Ittihad – Hurriya28 gennaio 2017, si gioca un derby. E fino a qui niente di speciale, anzi. Se ne disputano innumerevoli nel mondo. Ma questo ha una valenza particolare, perché si gioca ad Aleppo, città della Siria settentrionale, da troppo tempo al centro della cronaca perchè martoriata dalla guerra.Al-Ittihad – Hurriya

Al-Ittihad – Hurriya, davvero più che un semplice incontro. È un segnale, di ripartenza, di rinascita. Dopo 6 anni, si torna a giocare in una zona, in una città, dove crudeltà e distruzione sono le uniche dominatrici. E poco importa del risultato finale (2-1 per i padroni di casa), quella andata in scena nel vecchio stadio dell’Ittihad, nel quartiere di Al-Shahbaa, è una vittoria di umanità, di valori sociali e civili, prima che sportivi e calcistici. È un calcio alla paura, al terrore, al dolore.

«È un diritto giocare nella nostra città. In casa ci esprimiamo meglio, i tifosi ci spingono. E vogliamo tenere alto il nome di Aleppo».

Queste le parole della stella dell’Hurriya, Firas Al-Ahmad, che ha commentato così un romantico e commovente ritorno a casa (la sua squadra, come altre, si era rifugiata nella città di Tartus e Lattakia, sulla costa) . Parole che fanno capire come un popolo intero aspettasse in qualche modo questo momento. Sono rimasti uniti nel veder cadere i propri sogni insieme alle proprie case, ma ora hanno il diritto e la possibilità di ricostruire entrambi. E siamo sicuri che ce la faranno, con questo primo mattone posto, metaforicamente e moralmente, all’interno di uno stadio. Perché lo sport sa unire, emozionare, coinvolgere, abbattendo confini e ridicolizzando lotte e pregiudizi. Il calcio in questo caso ha saputo dare un’occasione più unica che rara. E qualcuno ancora non crede nel suo potere…

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