La top 5 dei rigori col cucchiaio sbagliati!

I 5 rigori con il cucchiaio più clamorosamente sbagliati.

“Dopo la gioia c’è sempre qualcosa d’amaro che i fiori incupisce” diceva Epicuro, grande autore greco conosciuto anche ai calciatori amanti dei classici quali Immobile, Insigne e via dicendo. Questi ultimi due non sono nomi a caso, dal momento che, come ben sanno i loro fantallenatori, sono rigoristi. Ebbene, la frase di Epicul… Epicuro rispecchia pienamente la dinamica pre e post calcio di rigore: prima il rigorista è contento di poter andare a segno, ma quando poi posiziona il pallone sul dischetto, per via dell’ansia di prendersi sassate dalla curva, arriva a scelte incomprensibili. Tra queste, una è quella di calciare il rigore con il “cucchiaio”. Sì, proprio con il classico “scavino” che ha fatto bestemmiare milioni di portieri ma anche altrettanti rigoristi convinti di fare i fenomeni. Sabato scorso ad Augusta c’è cascato Aubameyang, il quale invece di chiudere la partita sul 3-1 ha obbligato il cardiopatico Tuchel a seguire il resto della partita dagli spogliatoi per evitare un infarto in campo.

Nella storia recente del calcio abbiamo altri famosi esempi di rigoristi che hanno preferito portare a casa 7 costole rotte dai tifosi piuttosto che il risultato.
Andiamo con i 5 campioni di umiltà:

  1. Cominciamo dal più giovane e quindi più incosciente: Moise Kean. L’attaccante 2000 della Juve, gasato dal suo primo gol in serie A contro il Bologna e dalle prime pagine sui giornali, vuole cavalcare l’onda della notorietà per cominciare a battezzare qualche 2000 torinese e il suo intento è quello di fare ciò con un colpo da fuoriclasse in una partita importante come la semifinale della Final Eight di Primavera. Facile da comprendere come a quell’età giochino più gli ormoni che la serietà: gli basta incrociare lo sguardo di una biondona di colore sugli spalti per perdere la testa e spedire il pallone sulle mani del portiere fermo. Tutti uguali ‘sti 2000.

 

  1. Chiamatelo anche il “Mago” dei penalty. Maicosuel vuole da subito guadagnarsi i titoli di giornale e il posto da titolare nelle fantasquadre di mezza Italia e, dopo aver festeggiato il primo gol in serie A con 12 trans brasiliane in una intera serata, vuole confermarsi anche in Champions risultando decisivo per l’accesso dell’Udinese ai gironi. Il risultato è l’eliminazione dalla massima competizione europea, 17 coltellate sul collo da parte di Di Natale nello spogliatoio e, su decisione di Padre Guidolin supportato dal Messia, la sua esclusione dalla squadra. Non potete non chiamarla magia.

  1. Andiamo in Brasile e più precisamente nella terra di Pelè: Santos. Andata della finale di Coppa del Brasile, la stella è quella checca di Neymar. Checca sì, perchè basta vedere come si butta per guadagnarsi il rigore del possibile raddoppio. Ne esce una cagata mista tra cucchiaio e tiro di puntina che farà piangere il bambino brasiliano per tutto il resto della giornata. Lo calmerà la trousse di trucchi gentilmente offerta dalla società.

  1. Denominato “il Romario del Salento”, Fabrizio Miccoli incanta per anni il popolo di Palermo. A suon di bestemmie e minacce mafiose, sì, ma anche di autentici colpi di classe. Come quando, nel 2011, scopre poco prima della partita che i compagni avevano puntato, insieme agli avversari del Bari, 30mila euro sull’over 3.5. I 22 scendono in campo per vincere una cifra pari all’intero PIL del Congo e cominciano a dare spettacolo a suon di reti. Quando, sul 2-1, Miccoli, il re degli scommettitori selvaggi a Palermo, sentitosi offeso per essere stato ignorato dai compagni scaga di proposito il rigore. La partita finirà 2-1. Comanda Miccoli, sempre.

  • Sì, ha sbagliato anche chi del cucchiaio ne è l’inventore. Parliamo di Francesco “Er Pupone” Totti, che nella stagione 2004-2005 contro il Lecce riesce a farsi parare il rigore da Vincenzo Sicignano. Il nome sembra tanto quello di un boss mafioso, ma Sicignano di mestiere fa il portiere e possiamo assicurare che non è lui a disorientare Totti. È colpa del suo sicario a bordocampo…


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