Era uno a cui non piaceva mostrarsi, amava “parlare” in campo.
Per quasi vent’anni è stato uno delle icone del leggendario United di Sir Alex Ferguson e, a detta di molti addetti ai lavori, insieme a pochi altri eletti, uno dei maggiori interpreti del cosiddetto “centrocampista totale”. Sicuramente uno dei più forti.
15107229_1674380346225637_947732163433694048_n

In molti piansero al suo addio al calcio, salvo poi ritrattare un anno dopo per aiutare il suo guru, Sir Alex, in un momento di difficoltà per i Red Devils. Scelta che fece un pò scalpore, tant’è che in molti ebbero da ridire. Uno su tutti fu Patrick Vieira che, pur portando rispetto per Scholes, lanciò una stoccata allo United.

“Il ritorno di Scholes mostra un po’ di debolezza e disperazione da parte del Manchester United, perché hanno dovuto riportare in campo uno di 37 anni…”


La risposta di Sir Alex non si fece attendere: “Beh, se è disperazione riportare in campo il miglior centrocampista britannico degli ultimi 20 anni, allora possiamo accettarlo!”
Si, il miglior centrocampista britannico degli ultimi vent’anni. Come non essere d’accordo?
Anche Massimo Moratti stravedeva per il rosso inglese. “Abbiamo provato in tutti i modi a prendere Scholes. Non aveva nemmeno un agente ed è stato ancora più difficile. Ma la sua risposta è stata: ‘Se volete che io venga a giocare con voi dovreste acquistare l’intero club’. L’intero Manchester United”. Chiamasi senso d’appartenenza, questa ormai sconosciuta.
Ciò descrive perfettamente quello che è stato per il calcio il genio timido di Scholes. Architettura prestata al football, unico nel suo genere: the “Silent Hero” of Manchester.

Tanti auguri Paul

Condividi questa notizia:

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here