Real Madrid, quando una maglia compromette la stagione

Da quando esiste la “personalizzazione” delle maglie, dalla stagione 1995/1996, ogni giocatore ha sulla propria maglia il cognome (o diminutivo) ed un numero di gioco da 1 a 99. Una cosa ereditata dal basket e che ha reso dei veri cimeli quelle divise. I numeri, che hanno superato la classica numerazione 1-11, sono dei feticci per ogni giocatori o sono assegnati loro senza uno specifico motivo.

C’è stato un periodo che nel Real Madrid si pensava che il numero “19” portasse sfortuna perché ogni giocatore che lo sceglieva disputava poi una stagione pietosa. L’hanno avuta anche gente come Raphael Varane e Luka Modric, ma sono diventati dei grandi del calcio cambiando maglia. Un caso? Bah. Discrete le prestazioni di Júlio Baptista e Ezequiel Garay, ma per il resto…Il primo ad averla fu Mikel Lasa, difensore basco che militò per sei anni in merengues, indossando quella maglia fino al 1997.

Ecco una carrellata di giocatori che hanno deluso con quella maglia. O che hanno deluso perché avevano quel numero di maglia

Fernando Sanz, difensore, stagione 1996-1999

Lorenzo Sanz è stato, tra il 1995 ed il 2000, il Presidente del Real Madrid. Sotto la sua presidenza, i blancos vinsero una Liga e, soprattutto, due Champions League (la prima, nel 1998, dopo 32 anni dall’ultima) e la Coppa Intercontinentale. Perse le elezioni contro Florentino Perez ed ebbe così inizio l’epoca dei galacticos. Sanz aveva un figlio calciatore, Fernando, che, ovviamente, giocò nel Real fin dai tempi del “Castiglia”. Vuoi che il figlio del Presidente non giochi a calcio nella squadra di cui è presidente? Sia mai. Giocò poco, deluse e forse questo non era dovuto alla maglia 19 che indossava. Ebbe quella maglia e anche lui rientra nel calderone (non “Caldéron” eh, attenzione). Quando il padre prese il Malaga, lo seguì anche lì. Ebbe anche lì la 19, fatto sta che uscì dal calcio che contava.

Nicolas Anelka, attaccante, stagione 1999-2000

Venti anni, una bella età. Soprattutto se sei un calciatore in rampa di lancio come lo era Nicolas Anelka nell’estate dell’ultimo anno del XX secolo. Dopo aver fatto sfracelli all’Arsenal, su di lui si gettò mezza Europa calcistica e a prevalere fu il Real Madrid. Maglia 19 sulle spalle e…stagione deludente. Tra il 2000 ed il 2015 cambiò ben undici squadre con alti (Manchester City e Chelsea) e bassi (Shanghai Shenhuam, Juventus, WBA e Mumbai City). Con i bianconeri giocò due partite vincendo un campionato. Aveva la numero 18, non la 19…ma il risultato fu lo stesso.

Jorge López Marco detto “Tote”, attaccante, gennaio 1999-2000, 2001-2002, 2002-2003

Tote, attaccante classe 1978, ereditò la maglia del Real Madrid numero 19 da Anelka e…non cambiò nulla. Giocò una sola partita nonostante di lui si dicesse un gran bene, essendo un prodotto del vivaio. Giocò in tre momenti diversi nei blancos, disputando in tutto dieci partite e segnando comunque dieci reti. Girovagò per molte squadre spagnole in cerca della consacrazione. Già in pochi non se lo ricordano con la maglia del Real, figurarsi con le altre. Speriamo solo che non abbia più avuto la 19.

Walter Samuel, difensore centrale, stagione 2004-2005

Se ti chiamano “the Wall” un po’ forte lo sei e se sei forte prima o poi il Real Madrid dei galacticos ti chiama. Dopo quattro ottime stagioni alla Roma, nell’estate 2004 Walter Samuel sbarcò al Real Madrid e gli fu data quella maglia. Si pensava potesse servire alla causa ed invece fu un flop. Rimase al “Bernabeu” una sola stagione e fu bollato tra i peggiori acquisti delle merengues. Fu svenduto all’Inter e lì divenne leggenda diventando il faro difensivo dei nerazzurri che nel 2010 fecero il triplete. Ebbe la 25, giusto per smarcarsi dalla mala suerte madridista.

Antonio Cassano, attaccante, gennaio 2006- giugno 2007

Fantantonio” è stato il secondo giocatore italiano a vestire la maglia del Real Madrid dopo Christian Panucci. Era il gennaio 2006, Cassano aveva allora 23 anni e lasciò la Roma per la Spagna. Arrivò all’aeroporto della capitale con un taglio di capelli e un giubbotto che hanno fatto storia, accompagnato dalla sua bombastica morosa del tempo, Rosaria Cannavò. Lo volle fortemente Fabio Capello. Prima partita gol dopodiché una vera pietà calcistica. Ingrassò vistosamente e fu deriso venendo chiamato “el gordito” da un comico-imitatore spagnolo per il suo peso eccessivo per giocare a calcio. Nonostante giocò con gente che ha scritto la storia del calcio, Cassano fece armi e bagagli e tornò in Italia accettando l’offerta della Sampdoria, dove fece ancora vedere molti numeri. Che maglia aveva Antonio Cassano al Real Madrid? La 19, certamente.

Klaas-Jan Huntelaar, attaccante, gennaio 2009-giugno 2009

Anche con Klass-Jan Huntelaar, la camiseta 19 del Real Madrid si manifestò in pieno nella sua…cattiva sorte. L’olandese arrivò nella capitale spagnola nel gennaio 2009 dall’Ajax per 27 milioni di euro. Segnò con costanza, fece bene, poteva giocarsi la riconferma ma…sei mesi dopo il Milan lo prese per 15 milioni. Huntelaar, arrivato come erede (e non solo per la nazionalità) di Van Nistelrooy, fece fare alle merengues una minusvalenza da dodici milioni. Sarebbe stato il top se fosse stata di diciannove milioni. Non sappiamo in che modo il buon Klaas-Jan si prese la 19, ma a noi piacerebbe se se la fosse presa dopo aver vinto a birre e salsicce contro tale Julien Faubert, difensore francese arrivato anche lui nella stessa finestra del mercato invernale. Il francese giocò in tutto due partite in sei mesi e fu mandato via. Lui ebbe la 18, ma siamo sicuri che anche con la 19 avrebbe fatto male. E non è questione di sfiga.

Esteban Cambiasso, centrocampista, 2002-2004

Non conosciamo bene lo spagnolo, ma sicuramente nell’estate 2002 i tifosi madridisti erano certi: “con Portillo e Cambiasso non vinceremo un…”. E infatti. Portillo doveva spaccare il Mondo e non fece nulla, mentre Esteban Cambiasso, centrocampista di chiare origini italiane, si prese la “solita” 19 e in due stagioni deluse le aspettative. In casa Real dissero: non diamolo all’Inter sennò farà la fine di Samuel. Morale: Cambiasso andò all’Inter e scrisse anche lui la storia del club milanese. E che maglia poteva avere il “cuchu” all’Inter se non la 19? Alla faccia della malasorte


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