“Spesso la vita è strana”. Parlava così Ilkay Gündogan, nei primi giorni dopo il passaggio dal Borussia Dortmund al Manchester City, cosciente di quanto la sua, di vita, per un bel pezzo si fosse giocata su un filo sottilissimo. Andare da Guardiola – che se n’era innamorato da subito, anche se in Germania lo ha sfidato solo poche volte – era cosa oltremodo inattesa, considerato tutto il retroterra di infortuni che ne stavano per compromettere la carriera. Ora, invece, di Pep quel Gündogan sta diventando giorno dopo giorno gioiello e segreto, inseguito e desiderato per lungo tempo. Nonostante tutto.

gundogan.manchester.city30 milioni di euro sono valsi il rischio, anche perchè sembrava evidente che il 2016 del ragazzo di Gelsenkirchen si stava avvicinando agli standard di quello del talento svezzato da Klopp anni prima. E se la doppietta al Barcellona (aah, Pep, che goduria), dopo lo schiaffo dell’andata, è stata opera di alto valore, lo è ancora di più alla luce del terribile recente passato di Gündogan, che è stato a mezzo passo dal ritiro: “Ho avuto paura, lo ammetto. Pensavo non avrei avuto più la possibilità di giocare“. 14 mesi di inferno, dannata schiena. E poi il ginocchio, che ha completato una serie di sfortune che il tedesco si è trascinato dietro fino allo scorso settembre, data di nascita e rinascita.

Una manciata di partite sono bastate per dare ragione a Guardiola, che già lo aveva blindato quando ancora allenava il Bayern Monaco, anche di fronte a qualche mugugno e perplessità. Ilkay ha preso in mano le redini di un centrocampo che aveva bisogno della sua vitalità, del suo dinamismo. Risultato: quattro gol e due assist nelle ultime due, contro WBA e, appunto, Barça. In più il rientro in Nazionale, dopo quasi un anno. Sintomo che Gündo è di nuovo tornato a dominare il suo corpo, nonostante i mille infortuni che lo hanno portato vicino a pronunciare il fatidico basta. Spesso la vita è strana, direbbe lui.

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