I numeri incredibili di Patrick Cutrone

Nel 2007 i fratelli Cohen diressero un film pluripremiato agli Oscar: “Non è un Paese per vecchi”. Quell’anno Patrick Cutrone da Paré, Como, aveva 9 anni e giocava come attaccante nella squadra del suo paese. Poco dopo sarebbe passato al Milan (nonostante un provino con l’Inter), dove in dieci anni avrebbe fatto la tutta la trafila del settore giovanile: dagli esordienti alla Primavera e poi il debutto in Prima squadra lo scorso anno.

Oggi Patrick Cutrone, numero 63 sulla schiena e la media di un gol ogni tre partite giocate, è il faro di questo Milan, quasi indispensabile come i tacchetti sotto la suola di una scarpa da calcio. E in campo Patrick, nonostante la giovane età, pare un predestinato: in molte occasioni è parso più “in palla” di molti suoi compagni più navigati e, sopratutto, vecchi di lui.

Lo ha dimostrato domenica alle 18 contro la Sampdoria ma prima ancora giovedì contro il Betis Siviglia: entrato al posto di uno spento e “biondo” Borini (sette anni in più di Cutrone ed il doppio, se non il triplo o il sestuplo, di esperienza), ha rimesso da solo (quasi) in carreggiata il Milan. L’ennesimo gol per un ragazzo che quando segna bacia il tatuaggio sul braccio destro con disegnata la sua famiglia stilizzata che passeggia al mare al tramonto e via a prendersi le lodi, mentre il suo allenatore, mister Gattuso, sta vivendo uno dei momenti peggiori della sua fin qui breve esperienza di tecnico.

Quindi Cutrone serve, come il pane. Domenica per la prima volta in questo campionato è stato messo tra gli 11 titolari, prima invece non aveva mai giocato dal primo minuto, subentrando sempre ma con votazioni sempre sopra il 6. In Europa invece ha segnato più reti (tre) delle partite giocate (due), ovviamente partendo come rincalzo.

Non sarebbe ora che questo ragazzo, insieme a Federico Chiesa il miglior attaccante italiano della sua generazione, partisse più spesso titolare? Va bene che si dice sempre che i giovani non devono essere bruciati e che vanno gestiti bene, ma a questo punto qui chi si può bruciare è il Milan. Ok che siamo a ridosso di novembre e la stagione non è compromessa, ma dalle parti di Casa Milan le sconfitte iniziano ad essere troppe e la squadra non ha mai convinto in pieno.

Stessa cosa vale per Roberto Mancini: perché il Ct non ha ancora convocato Cutrone, lasciandolo all’Under21? Questo ragazzo ha dimostrato di avere cazzimma e voglia di fare. Nonché un buon fiuto del gol, tanto che lo scorso anno è stato l’unico del Milan ad andare in doppia cifra: a 19 anni dieci gol nel Milan, alla prima vera stagione giocata, non sono affatto pochi. Cutrone è un punto fermo della Under di di Biagio, ma alla Nazionale maggiore già si sogna un tridente Insigne-Bernardeschi-Cutrone, con Chiesa che scalpita.

Insomma, se si vuole risalire la china, in casa rossonera devono fare giocare dal 1′ questo ragazzo che ha dimostrato di avere le carte in regola e di tenerci. Altrimenti non si spiegherebbero le lacrime post Milan-Betis Siviglia.

Perché se nel Milan tutti fossero come Cutrone, in casa Juventus si sognerebbe meno tranquillamente l’ottavo titolo consecutivo. Ma purtroppo non è (alla fine) tutta colpa di Patrick: se i fratelli Cohen fossero stati italiani, il loro celebre film sarebbe stato

“Non è un paese per giovani” (titolo poi di un film di dieci anni dopo di Giovanni Veronesi), visto che da noi prima di fare spazio ad un giovane devono succedere irediddio e cataclismi vari.

Noi crediamo, e molto, in Patrick Cutrone, ragazzo di provincia sbarcato nella gran Milan e che a 20 anni ha solo voglia di far bene e di dimostrare il suo valore. Ed il nostro calcio, intento a rifarsi la faccia dopo la debacle svedese, ha bisogno di gente come il giovin Patrick tutto casa, famiglia, pallone e gol.


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