Firenze. La città dell’arte, se davvero ne esiste una.

Opere d’arte a perdita d’occhio, tra dipinti, edifici, sculture e affini. Bello, bello ovunque. Perché il bello piace, e a chiunque piace circondarsi del bello. I fiorentini sotto questo punto di vista possono e devono considerarsi privilegiati. Canoni estetici che sono da sempre stati alla base della Firenze calcistica. Antognoni, Baggio, Rui Costa, Batistuta. Artisti del prato verde, benefattori per l’umanità, calcistica e non. E poi ancora Toni, Toldo, giocatori che a noi italiani hanno regalato sorrisi senza tempo. In questo ben di Dio del pallone, sembra essersi aggiunta un’ultima perla, dalla lucentezza ancora da decifrare.

Signore e signori, ecco a voi Federico Bernardeschi.

Bernardeschi FiorentinaClasse, eleganza, tecnica, velocità, intraprendenza. Questo, e molto altro. Federico ha ognuna di queste singole doti. Ma non si ferma qui. Toscano, classe ’94, pressioni addosso che di più forse solo Trump il giorno delle elezioni. Non è tutto rose e fiori, anche se la maglia che indossi è quella che sogni da quando puoi ricordare. Ma gli obiettivi sono duri da raggiungere quanto gustosi da assaporare. Delusioni, partite no, e partite ni, i riflettori (quelli delle imputazioni) puntati addosso. Non è facile gestirle, quando hai tutto da imparare. Si insomma, ce ne è voluto di tempo, ma ora Bernardeschi ha preso la squadra per mano. Con gioia di tutti. Dei tifosi, che sognavano da tempo un trascinatore ai suoi livelli. Di Paulo Sousa, che se davvero è all’ultimo giro di valzer con la Viola, diavolo, almeno la lascia con un fiore di cui potremmo per anni ammirare i petali. Ma in primo luogo, con gioia per sé stesso. Lui che ha lottato, che ha scommesso su di sé, credendo nel proprio sogno. E che ora che è al top, non ne vuole proprio sapere di scendere. E se, anche grazie al tuo cognome, ti paragonano al genio di Brunelleschi, un motivo ci dovrà pur essere…

Abbiamo la stessa età, non sono un bambino, ma oggi voglio sentirmi tale

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