Ma che fine ha fatto: Gaizka Mendieta

Un altro giocatore che entrerebbe di prepotenza nella classifica recente dei più clamorosi bidoni, o quantomeno delle clamorose delusioni è, senza alcun dubbio, Gaizka Mendieta.

Questo meraviglioso interprete del calcio moderno, centrocampista completo, agile, attento, con buona visione di gioco e capace di segnare, anche su punizione, era sicuramente destinato ad entrare nella hall of fame del calcio di oggi. Alla fine però, quello che si ricorda di lui è soprattutto il clamoroso passaggio alla Lazio, dal Valencia, per la cifra record di 93 miliardi di lire, oltre al suo ingaggio di 8 miliardi l’anno.

Erano gli anni in cui Cragnotti, patron della Lazio, poco tempo prima del crack della Cirio, poteva permettersi di comprare qualsiasi cosa. Avrebbe potuto comprarsi Totti e Del Piero solo per vederli litigare per il numero di maglia. Avrebbe potuto comprarsi l’industria delle caldarroste. Invece scelse di spendere, e tanto, per questo biondino, leader di un grande Valencia, che nei sogni dei tifosi avrebbe dovuto far dimenticare un certo Nedved, appena passato alla Juve.

Ma andiamo con ordine. Da dove arrivava questo biondino? Praticamente da una vita intera al Valencia, squadra del quale era diventato capitano e leader indiscusso. Capace di trascinarla a ben due finali di Champions consecutive, seppure entrambe perse, con Real e Bayern. E il Real era quello di Zidane, arrivato dalla Juve, che l’aveva sostituito a sua volta con Nedved… vedi il caso a volte.

10 anni a Valencia, 231 presenze e 45 gol. Niente male. Era quindi normale aspettarsi grandi cose da lui. La Lazio la allenava un certo Dino Zoff, a cui noi italiani saremo sempre riconoscenti, ma che come allenatore non ha mai brillato per il gioco spumeggiante. Dopo di lui Zaccheroni. In ogni caso, Mendieta non trovò la giusta collocazione in campo e lui stesso dichiarò che non si aspettava che il campionato italiano fosse così duro.

“Non sono venuto a Roma per stare qua 2 o 3 anni, voglio rimanerci almeno 5 anni e fare la storia” disse.

1 anno solo. 20 presenze. Zero gol. Quasi sempre sostituito e sempre per colpa di prestazioni imbarazzanti.

Se ne andò a testa bassa, in silenzio. In bianco e nero. Prima in prestito al Barcellona (non poteva andare al Real per via di una clausola voluta dal Valencia, probabilmente clausola che fece un favore al Real), poi in prestito al Middlesbrough, che poi lo prese a titolo definitivo e gratuito perché la Lazio non poteva più permettersi il suo stipendio.

Al Barca neanche se lo ricordano. In Inghilterra non lasciò il segno, ma almeno fece qualcosa di buono. Alcune buone partite, qualche gol memorabile anche dalla distanza e, soprattutto, portò il Middlesbrough a vincere la coppa di Lega, primo trofeo di questa società. Forse anche per questo decise in seguito di restare a vivere lì e di chiudere lì la sua carriera da calciatore.

Che fine ha fatto? Come detto, vive vicino a Middlesbrough, in una piccola cittadina di nome Yarm e si esibisce in varie discoteche come DJ. Dj Mendieta, appunto. Con un repertorio molto vario che prende spunto soprattutto dai classici degli anni 70. Come lui. Un grande classico che però nessuno ormai mette più sul piatto.

Molti si sono dimenticati di lui, altri preferiscono dimenticare. Ecco perché ancora oggi, se capitate a Roma in un bar frequentato da Laziali, non dovete mai nominarlo. Mai. Neanche per fare i simpaticoni. Perché come nei grandi classici polizieschi degli anni 70, se farete il suo nome mentre ordinate la vostra birra al bancone, potreste assistere ad una di quelle scene in cui improvvisamente cala il silenzio, si stoppa la musica, e si avvicina a voi un certo Ottaviano Manodefero, un simpatico ragazzotto di 130 kg, che vi inviterà a seguirlo nel retro del bar dove, vostro malgrado, entrerete di diritto nei grandi classici polizieschi degli anni 70, presi a schiaffi come Bombolo in un film con Tomas Milian.

Oggi si diverte così.

https://twitter.com/i/status/1057307726798315520


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