Juventus-Inter: dualismo d’Italia

Antagonismo dentro e fuori dal campo

Juventus-Inter è la sfida fra due donne. La prima è una signora attempata, gobba per di più, ma di un fascino fuori dal comune. La seconda è una femmina passionale, meno pragmatica, più volubile e anche un po’ pazza. L’oggetto della contesa? L’Italia.

Coppi e Bartali, Fellini e Visconti, Federer e Nadal, Usa e Urss, Apple e Microsoft, Beatles e Rolling Stones. E nel calcio? Juventus e Inter. Sì perchè quella fra bianconeri e nerazzurri non può essere considerata una partita come le altre.

Ad affrontarsi ci sono due squadre la cui rivalità va al di là dei tre punti in palio. È un antagonismo che dura da oltre 50 anni e per il quale Gianni Brera ha sentito il bisogno di inventare una definizione ancora molto attuale, quella di Derby d’Italia. Quando nel lontano 1967 uno dei più grandi giornalisti sportivi italiani coniò il termine non spiegò nel dettaglio l’origine della denominazione. Non ce n’era bisogno. Pur risiedendo in due città e due regioni differenti, le due compagini erano (e sono) caratterizzate da una profonda rivalità, tipica di quelle sfide stracittadine chiamate appunto derby.

 

Che si giochi all’Allianz Stadium o al Meazza poco importa, la sfida fra Juventus e Inter non ha un vero fattore campo. Oltre al maggior fatturato e valore borsistico d’Italia, la contrapposizione sportiva tra nerazzurri e bianconeri mette di fronte due fra le formazioni più sostenute, titolate e con maggior tradizione sportiva dello stivale. Un incontro-scontro che permea il cuore di milioni di italiani e che travalica i confini delle città di Torino e Milano.

Dalle lotte in area di rigore a quelle in tribunale. Dagli sfottò alle battute sagaci. Dai titoli vinti a quelli solo sognati. Dagli scambi clamorosi ai rifiuti decisi a furor di tifo. Juventus-Inter è una sfida viscerale e senza tempo, una guerra che imperversa dentro e fuori dal campo.

Stasera va in scena l’ennesima battaglia, sarà CR7 contro Icardi e per qualcuno avrà un sapore ancora più particolare. Quel qualcuno è Giuseppe Marotta che, prima di cedere i galloni al delfino Paratici, sembra addirittura volesse puntare sul bomber che si esalta quando vede bianconero piuttosto che sul cinque volte pallone d’oro.

È tutto pronto. Afferriamo una birra e accomodiamoci sul divano. Che lo spettacolo abbia inizio!


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