Il 25 luglio 1997 Ronaldo planava all’Inter

Il 25 luglio 1997 planava in Italia il Fenomeno, Luis Nazario da Lima detto Ronaldo. Massimo Moratti staccò un assegnò da 48 miliardi di lire al Barcellona per un ragazzino di Bento Ribeiro con i denti da coniglio, la testa pelata ed un mix tra corsa e tecnica che lo ponevano come il miglior talento del Mondo. La nostra Serie A si prestava ad ammirare uno che fu accolto in pompa magna come Maradona nell’estate 1984 a Napoli. Con lui conoscemmo anche “Ronaldinha”, Susana Werner, la compagna dell’epoca.

A 21 anni, Ronaldo aveva già vinto tanto da protagonista ed era una macchina da gol micidiale. I tifosi dell’Inter erano in brodo di giuggiole: con uno così in squadra, scudetto assicurato.

Ma scudetto non fu, Inter seconda ma con il numero 10 brasiliano a segno ben 25 volte. Peccato per lo scudetto, peccato per quel rigore non fischiato il 26 aprile 1998 proprio su di lui al “delle Alpi”.

Nelle cinque stagioni passate dalla sponda nerazzurra del Naviglio, il Fenomeno vinse un Pallone d’oro e la Coppa Uefa con un suo gol alla Lazio in finale clamorosamente bello.

Però c’è un però e questo però si chiama “infortuni”: gli anni interisti videro Ronaldo bersagliato da una sfiga pazzesca che ne ha tarpato le ali, anche se è riconosciuto come uno dei calciatori più forti di sempre. E questi “però” hanno due date: 21 novembre 1999 e 12 aprile 2000. Nel primo caso, contro il Lecce, Ronaldo si lesionò il tendine rotuleo del ginocchio destro, intervento chirurgico e sei mesi di stop, mentre nel secondo bastarono solo sei minuti di gioco non appena entrò in campo nella ripresa per far tremare il Mondo del calcio. Arrivato a ridosso dell’area, dopo un “doppio passo”, cadde a terra, urlò e pianse come un disperato tanto da far mettere le mani testa agli avversari per cosa videro: rottura completa del tendine rotuleo e ancora sotto i ferri.

La mazzata psicologica per Ronaldo arrivò il 5 maggio 2002: Inter da prima in classifica a terza negli ultimo 90 minuti di campionato con il brasiliano in panchina con la mano sulla fronte e grossi lacrimoni che scendevano sul suo viso.

La stessa estate salutò tutti, prese l’aereo e andò al Real Madrid. I tifosi ci rimasero male e gli diedero dell’ingrato visto quanto fece l’Inter per lui.

Tra il 2002 ed il 2011, anno del suo ritiro, Ronaldo si prese le sue rivincite sportive poiché non ebbe infortuni e segnò con una grande media.

E chissà come sarebbe finita la finale mondiale tra Brasile e Francia l’11 luglio 1998 se non fosse stato trovato dai compagni a terra dopo un attacco di convulsioni la notte prima. Non si scoprì mai il motivo di quell’attacco epilettico (stress? troppi farmaci? crisi cardiaca? Doping?); fatto sta che tutti noi ci ricordiamo in che condizioni scese poi dalla scaletta dall’aereo.

Ma noi interessa il 25 luglio di ventuno anni fa quando L’Italia calcistica salutò l’arrivo del Fenomeno, il ragazzo partito dalle favelas che sognava di diventare il più grande del Mondo.

E pazienza se ora con 24 milioni di euro (il suo valore rapportato a ora) si compra gente che potrebbe portargli la borraccia.


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