Ibra:”Quello era un numero da campetti sotto casa di mamma”

“Il campionato non era ancora finito, anche se lo scudetto era già nostro, e io volevo assolutamente arrivare primo nella classifica marcatori. In testa alla classifica c’erano Marco Di Vaio e Diego Milito. Tutti mi avrebbero aiutato. Feci gol nella partita successiva e, in vista dell’ultima giornata la situazione era da brivido. Io e Di Vaio eravamo entrambi a 23, e subito dietro veniva Milito con 22. Era il 31 maggio. Tutti i giornali scrivevano di quell’ultima battaglia. Il Bologna di Di Vaio incontrava il Catania mentre il Genoa di Milito il Lecce, e io non avevo dubbi:


quei due bastardi avrebbero segnato
 


ibra-interFu subito chiaro che contro l’Atalanta sarebbe stato un match aperto, dopo pochi minuti eravamo già 1-1. Al dodicesimo Cambiasso mi lanciò sul filo del fuorigioco, attraversai praticamente tutta la metà campo e, dopo un controllo non perfetto, arrivai davanti al portiere. Tiro di destro e gol. Ero in testa alla classifica marcatori. La gente intorno a me urlava e io incominciai a crederci davvero. Ma a un certo punto dalla panchina sentii gridare: “Milito e Di Vaio hanno fatto gol!”.

Milito era terzo in classifica, aveva una media realizzativa assurda. Contro il Lecce stava facendo il pazzo. In soli dieci minuti aveva segnato due reti ed era salito a 24 esattamente come me. Anche Di Vaio aveva segnato, quindi eravamo in tre a condividere il primo posto. I minuti passavano e non succedeva niente. Eravamo sul 3-3 e mancavano solo 10 minuti. Stavo davvero per dire addio al titolo? Così temevo. Molti compagni erano stanchi.. Ma Crespo aveva ancora energia. Scattò sulla destra, mi lanciò in area e lottai con un avversario per difendere la palla. Ne respinsi un altro con il corpo, e mi ritrovai spalle alla porta con la palla che mi rimbalzava intorno e i difensori addosso. Allora vidi una possibilità. Colpii di tacco all’indietro e ok, nella mia carriera avevo fatto molte reti di tacco, ma quella all’ultimo minuto dell’ultima giornata era davvero troppo. Non poteva entrare.

Quello era un numero da campetti sotto casa di mamma,

e non vinci il titolo con un colpo del genere all’ultima partita. Non esiste. Invece la palla rotolò dentro. Fu il 4-3 e io mi strappai la maglia e mi piazzai a torso nudo giù vicino alla bandierina. In un attimo tutti mi furono addosso. Tutti mi urlarono: “Adesso vinci tu!”… e lentamente cominciai a realizzare”.

(Zlatan Ibrahimovic)


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