«Me ne frego di quello che pensa la gente e non sono mai stato a mio agio fra i tipi perbenino. Si può togliere il ragazzo dal ghetto, ma non il ghetto dal ragazzo.»

Apre così la sua biografia Zlatan Ibrahimovic, e sinceramente, non poteva aprirla in un modo migliore per descriversi.
Una storia coinvolgente, appassionante, forse “arrogante”, ma divina: dall’infanzia travagliata di Rosengärd, dove si dilettava nel rubare bici ed esplodere petardi nei chioschi dei Kebab, agli innumerevoli successi in giro per l’Europa; dai suoi meravigliosi gol d’autore alle sue storiche frasi ad effetto, rigorosamente in terza persona.

ibra-zlatan-arsenal-wenger-proviniCome quando Arsene Wenger chiese un periodo di prova, per poterlo visionare meglio… “Wenger mi aveva offerto un provino all’Arsenal. All’inizio volevo farlo, ma poi ci ho riflettuto: Zlatan non fa provini.” O di quella volta che John Carew (si proprio lui, il pennellone norvegese che non segnava nemmeno con la penna) in un’intervista disse che Ibra fosse tutto fumo e niente arrosto. Lapidaria la risposta di Ibra: “Quello che John Carew può fare con un pallone, Zlatan può farlo con un’arancia.”
Della serie: “Sei proprio tu… John Carew? Se tu sei John Carew allora io chi sono?” Per dirla alla “Full metal Jacket” (Non ci fate caso, ogni tanto ho bisogno di queste associazioni psicotiche).


Ma lo svedese, nell’arco di tutti questi anni, ci terrà a far capire a noi tutti comuni mortali che è più di un semplice campione, è più di un semplice re, più di una leggenda. Lui è “Dio”. In un’intervista pre-spareggio mondiale tra la sua Svezia e il Portogallo, un giornalista gli domanderà: «Chi andrà al Mondiale tra la Svezia e il Portogallo?» Ibra risponderà: «Solo Dio sa.» Il giornalista allora sottolineò: «È un po’ difficile chiedere a lui…» E Zlatan, pacatamente e con fare evangelico: «Perché? Ce l’hai davanti…»

Anche il suo compagno al PSG Verratti racconterà un altro “umile” aneddoto di Ibracadabra con mister Ancelotti, prima di un match: “Prima della sfida decisiva per il titolo con il Lione, Ancelotti era un po’ nervoso. Così Ibra gli si avvicinò e gli fece: “Credi in Dio?” – “Sì” – “Allora credi in me, rilassati”.

Come fai poi a non amarlo?


Se poi ci mettiamo che ad oggi, Ibrahimović ha giocato complessivamente più di 800 partite e segnato quasi 500 gol fra squadre di club e Nazionali, vincendo 12 campionati su 13 disputati, beh, qualcosa di divino dovremmo pur riconoscerglielo. Qualcuno però la pensa diversamente: si sentono spesso frasi del tipo “Ma non ha mai vinto la Champions” o “Nelle partite importanti ha sempre ciccato…” etc. Avrete sicuramente i vostri buoni motivi per dire ciò.
Ma occhio, che lui può sentirvi. Sempre…

 


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