Il calcio è fatto così

Ci regala assi di primordine, campioni senza tempo. Ci ha fatto questo scherzo anche con un ragazzo di Caldogno.

roberto baggio bresciaDal Veneto parte la storia di un giovane con i piedi buoni, socievole con tutti ma con un unico amico inseparabile: quel pallone che tratta come pochi, con il quale incanta come nessuno. Già, perché quello che verrà poi nel corso degli anni definito ‘Divin Codino’ dimostra di essere nato per calcare i campi di calcio, e i campi di calcio sembrano essere stati creati per dargli la possibilità di emozionare. Abile di destro quanto di sinistro, inarrestabile sia come prima punta sia sulla trequarti, dribbilng fulminanti, punizioni velenose. E il gol, come costante di una carriera falcidiata dagli infortuni, illuminata dalla sua infinita classe.

Dietro a un campione, c’è stato però un ragazzo capace di prendere scelte difficili.

D’altronde il successo va di pari passo con convinzione e sacrifici. Il giovane Baggio decide di mollare gli studi per seguire il suo sogno, quello di fare il calciatore. la sua favola parte da Vicenza. E non può che trattarsi di una favola. Non solo rose e fiori però, anche i problemi si annidano nella biografia di Roberto. Le prime gioie in maglia biancorossa vengono subito contaminate dai problemi fisici. Quelle maledette ginocchia che nel corso di tutta la carriera non gli lasciarono mai pace. Ma è proprio nei momenti più duri che viene fuori ciò che realmente siamo. Baggio non demorde, anzi, tira fuori la sua aperta più combattiva. Ma a volte il mordente può non bastare. Per questo si abbraccia la fede buddhista. Perché quando hai una passione, come quella di Robi per il calcio, sei disposto a tutto per riuscire. L’itinerario calcistico di Baggio, una volta tornato in corsa, si arricchisce di mete prestigiose. È infatti alla Fiorentina che si ha il Baggio più vero, puro, quello più romantico, più emozionante, insomma, quello che noi tutti abbiamo imparato ad amare. Poi l’arrivo nell’Olimpo del calcio italiano, con le maglie di Juve e Milan, e di conseguenza tra i top del calcio europeo. Sì perché, nonostante non essere uscito mai dal territorio nazionale, vestendo anche le maglie di Bologna, Inter e Brescia, si è fatto apprezzare in tutta Europa, in tutto il mondo, con buona pace di chi crede che il Divin Codino sia uno dei più grandi incompiuti del nostro calcio.

Michel Platini lo definì un ‘9 e mezzo’. Un’espressione che per molti sottolinea i limiti del campione di Caldogno, per tutta la carriera alla ricerca di una collocazione tattica, in cui finì quasi per crearsi un ruolo da sé. Per tanti altri invece, ne esalta la classe pura, il talento, il continuo bisogno di lui in campo. Perché anche senza sapere bene dove, o come, di Baggio ce n’era sempre bisogno. Come centravanti, come trequartista, o perfino come portiere. Ha sempre fatto così Baggio. Ha diviso i critici, tra estimatori e oppositori.Juventus,_Roberto_Baggio,_Pallone_d'oro_1993 Ha regalato gioie, come la Coppa Uefa conquistata con la Juventus del 1993, anno in cui vinse il Pallone d’Oro, forse il punto più alto di una carriera da primo della classe. Ha regalato anche delusioni, e purtroppo ne sono rimaste vittime tutti gli italiani. Al Rose Bowl di Pasadena il 17 luglio 1994 sbagliò il rigore decisivo, facendo trionfare il Brasile e lasciando le lacrime agli azzurri. 1994 USA Campionati del Mondo - Italia - Brasile nella foto Roberto BaggioBaggio è stato questo, e molto di più. Estro, imprevedibilità, ma anche impegno e costanza. Una vita dedicata al calcio, il calcio come stile di vita. è per questo che i più grandi della storia del pallone, i vari Pelè, Maradona, Cruijff, lo ritengono meritevole di alloggiare nell’Olimpo del Pallone insieme a loro. E anche noi italiani alla fine, tra gioie e dolori, critiche e tradimenti, sappiamo di aver regalato al mondo un artista che ogni Paese ci ha invidiato. Un genio a tutto tondo che oggi compie 50 anni. E noi non possiamo far altro che augurargli il migliore dei compleanni, da festeggiare da Bomber, da Baggio.

Baggio:"Solo in quel momento ho capito quanto la gente mi ha voluto bene…"

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