“Fino alle 14 lavoravo come manovale, poi il pomeriggio mi allenavo con l’Arsenal”

Siamo nel 2002.
Dario Benedetto ha 12 anni e sta giocando la finale dei Juegos Nacionales Evita (prestigiosa competizione giovanile) con la maglia della cantera dell’Independiente a Berazategui, a pochi chilometri da El Pato, città agricola di settemila abitanti dove Dario è nato e vive. Mentre è in campo, la madre ha un attacco di cuore e non riesce a salvarsi, lasciando i figli al proprio destino dopo che anche il padre era scomparso.
Benedetto giura a sé stesso di non toccare mai più un pallone.
Potrebbe essere la fine prematura di una storia drammatica.
Così non fu.
A 16 anni ha l’opportunità di fare un provino con l’Arsenal de Sarandì, piccola squadra che ha lanciato anche il Papu Gomez.

“Fino alle 14 lavoravo come manovale, poi il pomeriggio mi allenavo con l’Arsenal”.

Lascia la scuola, lavora e si dedica interamente al pallone.
Il destino lo porta poi in Messico dove entra nei cuori dei tifosi del Club Amèrica a suon di gol che portano i messicani alla vittoria di due CONCACAF Champions League. Ma nel cuore di Dario, del Pipa, c’è posto solamente per un clúb, il BOCA.

“Esto es Boca”.

di-benedetto-boca-juniorsQuesta è la frase che decide di tatuarsi sul fianco sinistro assieme al magico scudo Xeneizes.
E probabilmente è per questo che quando il Boca si accorge di lui e vuole portarlo alla Bombonera lui non ci pensa un attimo. Ma non è così facile.
In Messico sanno benissimo quanto può valere Dario e ovviamente non vogliono svenderlo, la trattativa si complica.
Ed è qui che succedono quelle cose, quei piccoli gesti che ci tengono ancora attaccati davanti ad un televisore con una maglietta bizzarra ed una birra in mano a urlare per una partita di pallone.
Benedetto decide di mettere di tasca sua il milione che mancava per concludere la trattativa e vestire così, finalmente, la 9 del Boca.
La presentazione di Benedetto alla corte Xeneizes nel teatro de La Bombonera è di una bellezza abbagliante, qualcosa di mai visto prima.

È il 25 settembre, Boca – Quilmes.
In 18 minuti El Pipa segna tre gol e un assist di tacco per il tap-in vincente di Centurion.
Un gol di tacco, un destro da 40 metri ed un gol di testa.
È il primo capitolo di un romanzo che racconta una storia d’amore iniziata molti anni prima e finalmente sbocciata.
Il Boca Juniors vince due volte di fila la Superliga ed il Pipa si laurea addirittura a capocannoniere del campionato come non accadeva dai tempi di Martín Palermo.
Oggi Dario Benedetto ha trascinato il Boca alla finale di Copa Libertadores più importante di sempre, quella che si giocherà contro il River Plate…

Innamorati del ‘Pipa’ Darío Benedetto…🇦🇷


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