Sono passati troppi anni da quando non ti vediamo più sui “campetti” verdi, sì perché pareva di vederti sui campi di periferia dalla semplicità che avevi col pallone tra i piedi. Era l’anno della maturità, era il momento in cui avevo deciso di portarti con me e la tesina iniziava così:
Campionato 1986-87: primi gol.
Debutta in serie A, contro la Samp di Roberto Mancini, magico numero 10. E’ il 21 settembre 1986. Sette giorni dopo, in allenamento, il ginocchio operato si spacca.
«La mamma era il mio angelo. Quanto mi e stata vicina, quanto mi ha aiutato. In 
ospedale, dopo le operazioni, stavo malissimo. Non potevo prendere antidolorifici e il dolore mi trapassava il cranio. Una volta mi sono girato verso di lei, che mi stava accanto, e le ho detto: “Mamma, sto malissimo. Se mi vuoi bene uccidimi perché io non ce la faccio più”. Lei mi accarezzava: “Non fare lo scemo, eh? Dai dai, tornerai come prima. Più bello e più forte». 
baggio
Una mattina Roberto dice alla mamma: «Sì, torno e spacco tutto». Torna, ce la fa, gioca. Segna a Napoli, nella città di Maradona. Primo scudetto di Dieguito e primo gol di Roberto Baggio. Scrivono: «Una magica punizione, alla Maradona». Arriva la svolta, cambia tutto, la vita, il futuro, forse – scrivono – anche il destino. Roby entrerà nei cuori di Firenze e della Fiorentina.
La stessa Fiorentina che lo porterà in nazionale, il primo gol contro l’Uruguay. Si sposa con Andreina, che conosce da sempre. «Avevamo 15 anni, abitava vicino a casa mia, veniva nella mia scuola. Andreina all’inizio ha fatto fatica ad accettare la mia fede nel buddismo. Venivamo da famiglie cattoliche. Non era facile capire, per lei. Poi, quando ha capito che la fede per me era importante, si è avvicinata e abbiamo pregato insieme. La fede mi ha aiutato molto nella mia carriera. L’allenamento spirituale al coraggio mi ha fatto sopportare il dolore. Avevo male, sempre male. Ma non importava. Sono stato male molti anni, ma sono andato in campo. Se avessi dovuto giocare soltanto quando stavo bene, con 
quella gamba, con quelle ginocchia, avrei fatto due, tre partite all’anno. E invece ho resistito, mi è andata bene. Molti miei amici sono stati più sfortunati e hanno smesso subito».
Quanto potrei ancora andare avanti ricordandoti ma per ora mi fermo.
Roby sono felice di averti amato prima di tutto per l’uomo che sei stato e che continuerai ad essere.

 

https://www.youtube.com/watch?v=ZILh-yosjMs

Fiero di “averti portato” all’esame di maturità.

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