falcao-capocannoniere-championsleague-gol-championsleagueNon si finisce mai di imparare. Gli errori sono dietro l’angolo, basta sapere rialzarsi una volta commessi. Ma non è da tutti. Sbagliare è facile, rimediare tutt’altro che semplice. Risollevarsi una volta caduti assomiglia tanto a volare senza ali, a lanciarsi senza paracadute, a vivere senza istruzioni. Il calcio spesso insegna quanto se non più della vita, nel mondo del pallone si cresce più completi e perché no, più altruisti che nel campo dell’esistenza. Ma se sei un attaccante, alla fin fine, resti sempre un po’ egoista, testardo, invidioso della tua stessa ombra. Radamel Falcao ha sempre avuto un’attutidine naturale ad eccellere, come vizio, come virtù. Eppure, sembrava essersi perso, rincorrendo un sogno troppo lezioso, un pallone troppo difficile. Mesi, anni, complicati, passati a fare il comprimario, per lui, nato per dominare.

Poi Monaco. Nel principato, desideroso di un re calcistico, l’ambientamento è stato qualcosa di naturale. I gol tornano, a raffica. Gli elogi un po’ meno, ma sai cosa te ne fai, quando arrivi in semifinale di Champions. Da outsider, o forse no. Perché quando sei tra le prime 4 te la giochi alla pari, ogni avversario è temibile. Perché davanti hai questo signore qui, al 45° gol in 50 presenze in Europa, score mostruoso. Falcao è rinato, poche storie. O forse, è sempre rimasto qui, aspettando solo il momento giusto per sorprenderci, ancora. Beh, complimenti, ce l’hai fatta anche stavolta.

Ecco il vero motivo della rinascita di Radamel

La doppietta Falcao ce l’ha in casa [VIDEO]

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