La simpatia di Sacchi verso Antonio Conte non mi stupisce.

arighe
Genio o “orecchiante” che sia, Conte è, tra tutti gli allenatori, quello che a Sacchi somiglia di più: per il modo di intendere il calcio e per quel furore quasi selvaggio che imprimono ad un ambiente, propellente indispensabile quando bisogna iniziare un ciclo. […]
Perché Sacchi, venticinque anni fa, non inventò nulla di nuovo, checché se ne dica… Inventò (questo si) la figura dell’allenatore scienziato e seppe perfezionare un concetto comunque già abbozzato dall’Helenio Herrera del “tacalabala” e dei cartelli negli spogliatoi.
Lui ci aggiunse quello che nel calcio italiano ancora non esisteva: la cultura del lavoro. Il lavoro, e la disciplina. Ferrea.
Fu lì, che nacque il grande Milan; assecondato da un Club organizzatissimo che a quell’idea di calcio fornì i mezzi e il supporto necessario, sia in termini logistici che umani.
Quel Milan spettacolare fu, infatti, un blocco unico e granitico. Fu un carrarmato nella testa e nelle gambe e Sacchi ci aggiunse un tocco di fanatismo che lì per lì fece anche sorridere. […]
Milanello si trasformò, in quei giorni, in un’officina dove si viaggiava a ritmi mai veduti prima. A botte di due allenamenti massacranti al giorno, curati da un preparatore come Vincenzo Pincolini che portò metodi da marziano. […]
sacchiLa società (che era una specie di Real Madrid dell’epoca) fece il resto, comprando sul mercato tutto il comprabile: il necessario (Gullit, Van Basten, Donadoni, Ancelotti) e persino il superfluo (Nando De Napoli, solo per il gusto di toglierlo alla concorrenza). Irretì gli avversari dall’alto di grandi intuizioni tattiche (certamente) ma soprattutto di una classe eccelsa dei singoli e di un’intensità fisico-atletica paragonabile giusto all’Olanda di Crujff… Ne uscì triturato anche il Napoli di Maradona, che era sì uno squadrone, ma si allenava poco e male (e qualcuno non si allenava proprio).
Un’Olanda con quindici anni di ritardo; questo fu il grande Milan di Sacchi. Un rullo compressore sempre al massimo dei giri e capace di mortificare ogni concorrenza e con una tensione talmente esasperata che un bel giorno qualcuno si presentò in sede, stufo morto di quei metodi, e lanciò il più classico degli aut-aut: “o lui, o noi”.
E Sacchi si ritrovò, da un giorno all’altro, sulla panchina della Nazionale.
Ecco la simpatia per Antonio Conte.

 

RL.

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