I cinque Palloni d’oro più dubbi della storia

Il Pallone d’oro, il premio che tutti i calciatori vorrebbero vincere. Il premio che ogni portiere vorrebbe vincere, ma la cui assegnazione è meno certa di una doppietta oggi di Adriano. Nelle sue LXI edizioni (61, ignoranti!) lo hanno vinto in tanti, campionissimi e meno campionissimi. E pensare che gente come Franco Baresi o Paolo Maldini hanno avuto l’onore di vedere assegnato il premio ad altri e non a loro. E questo è sempre una staffilata al cuore.

Abbiamo selezionato le cinque vittorie più dubbiose con il nostro vincitore morale di quell’edizione. Il che equivale a fare salire ancora di più l’incazzatura.

Spoiler: il voto del capitano di Tonga e Micronesia valeva come quello di Brasile e Italia

1986, Igor Belanov (Dinamo Kiev)

Vincitore morale: Helmuth Duckadam (Steaua Bucarest)

Il 1986 è stato l’anno di Maradona: idolatrato a Napoli, affermato in Messico tra mano de dios, gol del secolo e Coppa del Mondo alzata da capitano (trafugata cinematograficamente poi da Egisto, Dalmazio e Amalio Siraghi). Chi meriterebbe il Pallone d’oro se non lui? Ma Maradona è extra europeo e il premio a loro non si dava ancora. E cosa fa allora France Football? Vuoi premiare il goleador mundial Lineker? Vuoi premiare Platini per un clamoroso poker? Vuoi premiare Butragueño, leader della sua “Quinta”? Assolutamente no ed ecco che a vincere il premio fu tale Igor Belanov, onesto attaccante della Dinamo Kiev sconosciuto non solo dai Millennials ma anche da chi era giovane nel 1986.

Il nostro vincitore morale è il portiere dello Steaua Bucarest, Helmuth Duckadam. Se avesse vinto lui il premio, Ceaușescu lo avrebbe fatto santo ma invece il figlio gli fece spezzare le dita per non aver dato al regime una macchina costosa regalatagli dalla squadra rivale di quella contro cui aveva vinto la Coppa dei Campioni. E lui di professione era un portiere ma sembra vietato assegnare il premio ai portieri

1995, George Weah (Paris Saint Germain/Milan)

Vincitore morale: qualunque giocatore europeo

Su George Weah nulla da eccepire: è considerato come il più forte giocatore di calcio africano e in Italia tutti abbiamo nella mente i gol che ha fatto con il Milan, uno su tutti la galoppata coast to coast contro il Verona. Nel 1995 Weah fu il primo giocatore non europeo a vincere il Pallone d’oro. Eppure dopo di lui, nelle XXI edizioni successive (21, dai non cercatelo su google), lo hanno vinto solo sei giocatori non europei. Fu una scelta dettata dalla “legge Bosman” e la controversa legge dal nome del controverso giocatore ha sbaragliato i piani del premio e la sua “purezza”.

Mettiamola così: se non si fosse deciso di assegnare il Pallone d’oro agli extra europei, ora Cristiano Ronaldo ne avrebbe in casa almeno nove.

1996, Matthias Sammer (Borussia Dortmund)

Vincitore morale: Franco Baresi (Milan)

Matthias Sammer ha fatto arrabbiare i tifosi dell’Inter: salvo quell’anno in nerazzurro, Matthias da Dresda in carriera qualche soddisfazione se l’è tolta con il Borussia Dortmun (o meglio, ha goduto del fatto che una Juve clamorosa abbia preso sotto gamba lo stesso Borussia e questo l’abbia punita come un pesce rosso nella vasca dei pirahna). Nel 1996 la Germania vinse il suo primo Europeo da Nazione unita ed ecco che France Football assegnò il premio proprio a Sammer. Dopo 19 anni, un altro difensore vinceva il Pallone d’oro e anche allora era un altro difensore centrale, un altro tedesco: Franz Beckenbauer detto il Kaiser. “Kaiser” come Baresi che avrebbe dovuto vincerlo almeno una volta. Difensore per un difensore, meglio Kaiser Franz che Kaiser Matthias. Che suona anche male.

2001, Michael Owen (Liverpool)

Vincitore morale: Francesco Totti (Roma)

Quanti giocatori a 22 anni possono contare 109 gol segnati? Pochissimi ed uno di questi è stato Michael Owen, golden boy del calcio inglese che nel 2001 vinse il Pallone d’oro, primo inglese dal bis di Keegan (1978-1979, quando lui nacque). Forte era forte, peccato che fece meno di quanto avrebbe potuto. Premio giusto o controverso? Il secondo, grazie.

Moralmente il premio sarebbe stato da assegnare a Francesco Totti, che quell’anno portò la sua Roma a vincere un clamoroso scudetto. Si dice che Totti abbia vinto meno di quanto avrebbe potuto: ecco il Pallone d’oro quell’anno sarebbe stato un po’ eccessivo, ma alla fine non del tutto clamoroso. E invece Owen ha indossato la tshirt “Vi ho purgato tutti” e si è preso il premio.

2003, Pavel Nedved (Juventus)

Vincitore morale: Paolo Maldini (Milan)

Anche su Pavel Nedved niente da dire: non lo chiamavano “furia ceca” per caso e mai soprannome fu più azzeccato. Ma è stato davvero giusto assegnargli il Pallone d’oro nel 2003? Con la Juve fu decisivo, le fece vincere lo scudetto e segnò con regolarità, ma per l’ammonizione contro il Real Madrid, nella semifinale di ritorno, saltò la finale di Champions di Manchester, poi persa dai bianconeri contro il Milan. Non sarebbe stato meglio allora dare il Pallone d’oro a chi quella finale la giocò per intera e alzò poi la coppa, tipo un Paolo Maldini a caso? E invece “cuore di drago” arrivò terzo, superato anche da Henry. E le incazzature aumentano.

1994, Hristo Stoičkov (Barcellona) (fuori concorso)

Vincitore morale: Roberto Baggio (Juventus)

Dite la verità: se Roberto Baggio non avesse tirato alto quel maledetto rigore, magari (di culo) avremmo vinto il Mondiale di Usa ’94 e a dicembre lui avrebbe fatto il bis con il premio di France Footbal. Ma la Dea Eupalla ha preferito che fosse Hristo Stoičkov a vincere il premio, dopo aver fatto anche lui un Mondiale altrettanto clamoroso. Buon giocatore il bulgaro, ma l’allora Divin codino praticava un altro sport e da quando non gioca più, “non è più domenica”.

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