Ma che fine ha fatto: Vikash Dhorasoo

Agosto mese di mare, sole, sabbia, conquiste e spensieratezza. Quante volte al mare abbiamo giocato a carte e sconfitto gli amici e vederci pagati caffé, amari o qualcosa di cospicuo? A iosa. Tutto questo perché al nostro tavolo non abbiamo affrontato Vikash Dhorasoo.

Che c’entra questo mestierante del giuoco del calcio con le carte da gioco? Tantissimo, perché questo calciatore dal nome e dal cognome difficile da scrivere e pronunciare come “pedissequamente” o “precipitevolissimevolmente” da quando si è ritirato dal circus è diventato un giocatore serio di poker, vincendo tornei e portandosi in cascina un bel po’ di soldi, Non che non ne avesse bisogno, ma dopo aver vinto qualcosina quando indossava calzoncini e scarpini ha trovato una sua nuova dimensione fatta di scale reali, scale minime e fiches.

Franco-mauriziano del 1973, il nostro Vikash arrivò in Italia dopo aver giocato con le maglie francesi di Le Havre, Lione (due volte) e Bordeaux, segnando poco ma vincendo abbastanza.

Nell’estate 2004 sbarcò al Milan giocando accanto ad un altro che a quanto difficoltà nello scrivere

e pronunciare il suo nome e cognome e pronunciarlo non era da meno: Andriy Shevchenko.

Rimase al Milan una sola stagione, giocando venti partite, pochissime dal 1′, vincendo una Supercoppa italiana e vivendo la terribile serata di Istambul. E tutto da elettore di sinistra, alla faccia del suo Presidente. Fu un flop totale e il nostro eroe tornò in Francia al Psg che non era ancora degli arabi, sennò il Milan ci avrebbe guadagnato qualche milionata di euro e invece nada.

Sotto la Tour Eiffel giocò poco, fece male (un suo marchio di fabbrica), fu esautorato ma il nostro non aveva voglia di smettere e l’estate successiva approdò al porto di Livorno per giocare con gli amaranto. A dicembre rescisse dopo aver giocato zero minuti in quattro mesi. Decise di ritirarsi e dire basta. Tempo dopo volle acquistare il Le Havre, non ci riuscì.

Come detto, si dedicò al poker e divenne un regista più che dilettante, girando tre filmini nel ritiro francese del Mondiale tedesco, di cui uno dal laconico titolo “La riserva” anche se a noi sarebbe piaciuto un “Che fatica la vita da riserva”.

E quando si parla di Vikash Dhorasoo viene in mente subito il Mondiale 2006. Perché? Semplice, perché lui faceva parte della rosa di quel simpaticone di Domenech. Eh sì, Dhorasoo al Mondiale ha ottenuto lo stesso piazzamento di gente milanista (per dire) come Baresi, Maldini, Tassotti e Costacurta. Te pensa.

Quindi se sei ad un tavolo e non sai cosa fare se buttare giù un tris di re o di nove o giocare “al buio”, chiudi gli occhi e pensa “cosa farebbe Dhorasoo?”. Se vinci bene, altrimenti incazzati come quando i suoi compagni giocavano con lui.


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