Ma che fine ha fatto: Mario Santana

Busto Arsizio è una cittadina in Provincia di Varese con una caratteristica: ha più abitanti del capoluogo. Anche a Busto si gioca a calcio e la locale squadra ha un nome latino: Pro Patria. Questa squadra, che quest’anno compirà 100 anni (ma che ha avuto molti problemi societari negli anni, tanto che dieci anni fa si è rischiato che potesse sparisse per sempre) ha un’ulteriore caratteristica: insieme al Queens Park Rangers, è l’unica squadra europea ad avere la maglia a strisce orizzontali bianco e blu.

Il capitano di questa squadra lombarda, militante nel girone A di Serie C, è un volto molto noto, un giocatore che ai tempi scatenava aste al Fantacalcio dove si offriva di tutto pur averlo in squadra. E lo scorso anno questo giocatore ha portato la squadra bustocca, che manca dalla Serie A dalla stagione 1955/1956, a vincere non solo il suo girone in Serie D ma anche lo scudetto dilettanti: una cosa che a questo giocatore non è successo quando giocava in Serie A e che nel suo piccolo rende Busto Arsizio campione d’Italia tanto quanto Torino con la Juventus.

Nella Pro Patria lui è il leader, nonché il giocatore più agée, perché nella terza serie nazionale serve esperienza e questo giocatore, classe 1981 e 255 partite in massima serie, di esperienza ne ha da vendere. Oggi vi parliamo di Mario Santana.

Quando si parla di Mario Santana, vengono in mente due cose: fantasia e dribbling. Eh sì perché il 37enne numero 11 di Comodoro Rivadavia, cittadina in piena Patagonia, è sempre stato uno che ha messo la fantasia davanti a tutto, facendo godere (e rosicare) chi lo prendeva (e chi non lo prendeva) ai tempi al “Fanta”.

Santana ha debuttato in Serie A nel Venezia nel gennaio 2002: lo volle Zamparini, colpito dalla sua tecnica e dal fatto che prediligeva l’assist al gol fine a se stesso. La squadra lagunare retrocesse e lui andò al Palermo, passato nelle mani proprio del Presidente più “mangia allenatori” della storia, lo stesso Zamparini.

Oggi Santana guida la Pro Patria verso le zone alte della classifica nella Serie C. E pensare che l’attaccante a disposizione di mister Javorčić in carriera, a parte un anno a Palermo e sei mesi a Frosinone concisi con la promozione della squadra laziale in Serie A, ha giocato sempre in Serie A. Anche nella sua Argentina, dove ha vestito i colori del San Lorenzo, la squadra per cui fa il tifo il Papa.

In Italia ha davvero girato lo Stivale: da Venezia a Palermo (due volte), da Verona sponda Chievo a Napoli, da Cesena alla Torino granata fino a Genoa, Frosinone e la parentesi portoghese con la Olhanense, Ma il clou della carriera di Mario Santana si chiama Fiorentina.

In riva all’Arno, il giocatore più sudamericano di tutti ha giocato cinque stagioni da protagonista, anche se non fu mai convocato in Nazionale, cosa che gli succedeva (e non di rado) durante la sua esperienza a Palermo tanto da essere convocato per la Conferderations Cup tedesca del 2005. L’attaccante venuto davvero dall’altra parte del Mondo era in una Selección grandi firme: da Riquelme a Samuel, da Zanetti a Tevez fino ad Aimar e Saviola. Quell’Argentina perse in finale contro il Brasile e Santana giocò quattro partite, di cui una sola da subentrato.

La carriera del talento argentino è sempre stata costellata da infortuni che ne hanno sempre bloccato la definitiva consacrazione, sennò altrimenti avrebbe giocato di più e ad alti livelli.

La Pro Patria oggi si gode il suo capitano dal passato campeón e anche se lo “Speroni” non è uno dei più grandi stadi d’Italia (e difficilmente è sold out), i tifosi “tigrotti” possono ammirare quel giocatore con un passato importante in Argentina ed in Italia e sperano che, nonostante l’età non più verdissima, possa rimanere in biancoblu il più a lungo possibile. Perché tra lui, la città e i colori della squadra è stato subito amore a prima vista. Anche perché è difficile che un giocatore argentino non si trovi bene in Italia, in qualsiasi squadra e a qualsiasi latitudine da Trieste in giù. E Mario non è stato da meno, tanto che da oltre dieci anni è cittadino italiano.

I tifosi bustocchi un po’ ci sperano: tornare in Serie B dopo 53 anni di calcio di pura provincia con il loro idolo argentino con la fascia di capitano al braccio.


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