Che fine ha fatto Dario Hübner

L’intervista a Dario Hubner a “ilposticipo” non lascia dubbi. L’importante prima è essere uomini poi giocatori. Dall’Inter al Milan, da Baggio a Pirlo, un giocatore genuino con quel vizio dal profumo di tabacco.

Hubner gioca ancora…

Quando l’età aumenta fai sempre più fatica a giocare. Oggi diverto un po’ insieme agli amatori e faccio il portiere. Se gioco fuori rischio di farmi male.

Mestieri di vita…

Ho fatto il fabbro per quattro anni, il panettiere per quattro mesi. La mia vita è stata regolare e apprezzo tanto le piccole cose.
Oltre al calcio ho anche un bar, ma lo gestisce mio cognato.

Non è più come una volta…

La mia Serie A era più genuina, era fatta da uomini veri e c’era più amicizia tra i giocatori in campo e fuori. C’erano anche veri gruppi: sotto questo aspetto il calcio di oggi è molto diverso.

Inter-Icardi-Capitano…

Quando giocavo io, il capitano era una persona importante all’interno dello spogliatoio. Forse oggi non è più un punto di riferimento. Sceglierne uno anziché un altro è sempre più spesso una questione di immagine.

https://www.youtube.com/watch?v=2XnCPB9myYM

Giocatori più forti con cui ha giocato Hübner

Giocare con Roberto BAGGIO è stata una fortuna e una sfortuna. Parlo di fortuna perché nell’anno in cui ho giocato con lui, ho ammirato tutto il suo talento. Aveva piedi pazzeschi: non sembravano quelli di un essere umano. Quando mi chiedono quale è stato il giocatore più forte con cui ho giocato rispondo Pirlo perché l’ho visto crescere e già a 18 anni aveva qualcosa in più rispetto agli altri.

La sigaretta sempre accesa

In quegli anni ero un po’ ingenuo: ero una persona talmente trasparente che se volevo fumare lo facevo davanti a tutti. Sappiamo benissimo che la maggior parte dei calciatori fuma, ma sono intelligenti e lo fanno di nascosto.

Un sogno chiamato Milan, 12 giorni…

Quell’anno c’erano i Mondiali in Corea e Giappone e il Milan aveva bisogno di qualche giocatore per la tournée di fine anno: gli mancava una punta e mi hanno chiamato. Ho ricordi bellissimi: ero in una società che era il top al mondo. C’era tanta organizzazione e tutto quello che ho visto lì era unico per me: a Brescia e a Piacenza non lo avevo toccato con mano. Certe cose ti danno una carica pazzesca e ti rendi conto che una società come il Milan ha qualcosa in più rispetto alle altre dal punto di vista organizzativo.

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