C’era una volta un bomber. 
Uno di quelli che non faceva fatica a buttarla dentro. Uno di quelli a cui non serviva toccare 10 volte il pallone per regalare emozioni ai tifosi, gliene bastava uno sporco, buttato a casaccio in area. Quell’area rapinata tante volte… Quanti portieri colpiti… Quanti gol realizzati su quella linea del fuorigioco che sembrava essere casa tua… Testa, sinistro, destro. Non era importante come, era importante vedere la rete muoversi e i tifosi gridare le nove lettere del suo cognome. Quelle nove lettere scandite in tre sillabe da Caressa dopo ogni gol…

Ci hai fatto innamorare di quel 17, che prima era soltanto da evitare per scaramanzia, adesso è diventato un numero da attaccante vero. David-Trezeguet-Euro-2000A Rotterdam ti abbiamo conosciuto, a Torino ti abbiamo ammirato, a Berlino ti abbiamo amato.

39 anni fa in un ospedale di Rouen, mamma Beatriz concepì un bambino nato con il dono del gol. C’era una volta un bomber di nome David Trezeguet, uno di quei cavalli di razza che non rivedremo più… Ci hai fatto piangere e ridere. Gioire e disperare. Ci hai fatto sperare in un tuo infortunio quando eri contro al fantacalcio, ci hai fatto chiudere gli occhi e telecomandare quel pallone sulla traversa il 9 luglio del 2006.

Tanti auguri Re David! Ah dimenticavo una cosa… Se qualche giorno ti sentirai triste, accendi la tv e sintonizzati su qualsiasi campionato del Mondo. In quel momento ti accorgerai che uno come te non rinascerà più.

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