I numeri, si sa, mentono. E quando non lo fanno, spesso non rendono giustizia ad emozioni e stati d’animo

9 scudetti, 5 Champions League, 2 Coppa Italia, 2 mondiali per club. Ma ciò che il Milan di Silvio  Berlusconi ha rappresentato, nel bene e nel male, queste cifre non sanno dirlo davvero. Non sanno raccontare di un presidente discusso come pochi ma vincente come nessuno. Non sanno narrare al meglio gesta di giocatori che ancora oggi rimpiangiamo,
della cui classe siamo tuttora ghiotti.

Non sanno narrare al meglio
gesta di giocatori che ancora oggi rimpiangiamo,
della cui classe siamo tuttora ghiotti.

 

Quelle dannate cifre non sanno dirci come allenatori diversi, con idee e schemi diversi, alla fine hanno fatto tutti la stessa cosa sulla stessa panchina: vincere. Vincere sul campo, vincere con la testa, vincere e incantare. Così facile da dire, così difficile da mettere in pratica.

Il bel calcio senza i risultati è uguale a 0

Il Milan di Berlusconi per più di un quarto di secolo, forse non sempre, ha mostrato la più pregevole sintesi tra quantità e qualità, tra poesia e pragmatismo, tra bellezza e concretezza, tra sogno e realtà. A molti non sembrerà vero che oggi questa favola conosca la sua fine. I cicli sono fatti per essere conclusi, ed un buon film per essere ricordato deve avere un finale adeguato. A questa pellicola forse manca una conclusione all’altezza, ma ormai il tempo di Silvio Berlusconi sul palcoscenico rossonero si è concluso.

Così, dopo un tira e molla interminabile.

Lasciando a tutti la consapevolezza del fatto che il suo Milan resterà per sempre qualcosa di unico.

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