La coppa d’Africa.

Bancè upon a time. Una vetrina di calcio genuino, sentimentale. Un palcoscenico che ruba spesso attori importanti ai massimi campionati, regalando anche giovani promesse o estraendo qualche giocatore-rivelazione dall’ignoto. Una competizione unica, che può alternare cammini implacabili di colossi continentali a cavalcate fantastiche delle più imprevedibili outsiders. E proprio di una di quest’ultime vogliamo parlarvi. Oggi vogliamo raccontarvi una favola, la favola di Bancè e del Burkina Faso.

Aristide Bancè nasce il 19 settembre 1984 a Abidjan, città più popolosa della Costa D’avorio, e paese dove tira i primi calci al pallone. Il suo cuore, però, è burkinabè, e non esita a lasciare il proprio paese natio per giocare in Burkina Faso, dove già da giovanissimo aveva vissuto con la famiglia. Una scelta che farà la fortuna sua e di una nazione a cui sente di appartenere. Una vera dimostrazione di come seguire il cuore a volte sia la cosa migliore da fare.

17 milioni di abitanti, centinaia di migliaia di migranti stagionali verso i paesi confinanti per via dell’alto tasso di disoccupazione, e una aspettativa di vita che non supera i 50 anni di vita. Questa la dura realtà in Burkina Faso. Ma Bancè non ci ha pensato due volte su quale sia la nazionale di cui vuole indossare i colori. Lui che, nella sua carriera, ha girato davvero il mondo intero. Dal Belgio al Kazakistan, passando per Germania, Turchia, Finlandia. Molti gol, diverse soddisfazioni, qualche delusione, tanti campionati ma solo il Burkina Faso nel cuore. È con la maglia della nazionale burkinabè che Bancè fa vedere forse le cose migliori della sua carriera. D’altronde, sono le motivazioni a costruire i successi, e quando indossa la sua numero 15 per Les Étalons (Gli stalloni), gli stimoli non gli mancano di certo.

Già nel 2013 aveva trascinato la sua nazionale ad una storica finale (persa contro la Nigeria) della Coppa d’Africa, quando nella semifinale contro il Ghana, segnò prima nei 90’ regolamentari, e poi nella lotteria dei rigori, con un cucchiaio. Follia pura. Perché si sa, chi ama è folle, e quello che Bancè prova per la sua nazionale è il più puro e nobile dei sentimenti.

aristide-bance4 anni dopo, il copione è simile, la magia è immutata. Il Burkina Faso emoziona tutto il continente, perché la storia di questa cenerentola povera economicamente ma ricca di cuore e talento non può che coinvolgere. Il cammino è fatto di alti e bassi, il tutto ad alto livello emotivo. si arriva alle fasi finali, dove ogni minuto conta, dove ogni pallone comincia a pesare. Ai quarti il Burkina Faso incontra la Tunisia, squadra di un certo spessore nel torneo, che ha i favori del pronostico. Bancè è in panchina, e guarda la sua squadra soffrire l’arrembanza tunisina. Poi al 75’, il suo C.T. decide di farlo scendere in campo. E la partita cambia volo. Il Burkina Faso si scuote con l’entrata dell’uomo della Provvidenza. Al minuto 81 la svolta. Calcio di punizione. Sul pallone va Bancè, che sgancia in siluro, imprendibile per il portiere tunisino: è 1-0. Aristide potrebbe centrare la doppietta pochi secondi dopo, ma è il palo a dirgli di no, e va bene così. Un uomo di sacrificio come lui non ha bisogno di encomi individuali quando a vincere è la squadra. Così, da un calcio d’angolo per la Tunisia, è Bancè a far ripartire dalla sua area di rigore l’azione che porterà al 2-0 burkinabè firmato Nakoulma. È un’esplosione di gioia incontenibile, l’urlo liberatorio di un uomo che pur di essere in forma per il suo paese è andato a giocare in Lettonia. Il trionfo di uno stato piegato dalla sorte, ma portato in alto da Bancè. Ora l’appuntamento con il destino, dopo aver perso la semifinale ai rigori con l’Egitto, è per questa sera per la partita contro il Ghana. Per stupire ancora, per sognare ancora. Bancè again

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