Altro che Cavaliere: le 5 frasi “political scorrect” di Berlusconi ai suoi allenatori!

Silvio Berlusconi. Un uomo che ha fatto scalpore in tutto il mondo per la sua tenacia, furbizia, autorità e soprattutto sempre attorniato da tanta gnocca. Gli abitanti di mezza Italia lo conoscono per i suoi importanti incarichi politici, gli allenatori del Milan per la sua voglia di primeggiare e le donne più belle del mondo per i festini di Arcore adibiti a sani dibattiti di natura geopolitica.

Ma veniamo a noi. Questo grande uomo ha guidato per 31 anni la presidenza del Milan, vincendo più trofei lui che noi in 10 anni simulati alla carriera allenatore di FIFA.

In questi 31 anni, sulla panchina del Milan si sono succeduti innumerevoli allenatori. La leggenda vuole, infatti, che nel contratto dei suoi allenatori fosse presente una clausola che prevedeva di schierare solo la formazione consigliata dal presidente, pena l’esonero.

 

 

Come a dire: gli allenatori passano, i presidenti rest… ah no. In ogni caso, il Berlusca è riuscito quasi sempre a farsi rispettare, un po’ per gli stipendi elevati come i suoi ormoni un po’ per l’orda di fighe che invadeva Milanello dopo una vittoria dei rossoneri, ma le frecciatine ai suoi allenatori non sono mai mancate.

Altro che Cavaliere… le 5 frasi “political scorrect” di Berlusconi ai suoi allenatori!

Ne abbiamo selezionate 5, particolarmente cariche di dolcezza e finezza come quella rivolta recentemente a Montella sulla campagna acquisti e sulle sue scelte in campo (ecco, prima non raccontavamo fandonie).

  1. Dalla scrivania al campo, Leonardo comincia la sua avventura nel migliore dei modi vincendo al Bernabeu contro il Real. Dopo la grande partita, Berlusconi lo invita ad andare ad escort, ma lui rifiuta perchè ha un appuntamento con la signorina Billò, ex fiamma di Berlusconi dall’età di 14 anni. Da qui in poi cominciano i malumori e Berlusconi, anche ignorato per lo schieramento della formazione,  se ne esce con un È testardo, non mi ascolta e fa giocare male il Milan. A fine stagione, l’esonero… anche della Billò.

  1. Capello al Real e Zaccheroni al Milan? Una fanfaluca”. Berlusconi se ne esce così e il giorno dopo gli arrivano a casa 36 pacchi di condom dal Zac, che sfida così il Cavaliere grazie anche all’aiuto della farmacia di sua zia Teresina. Inutile dire che il giorno dopo Zaccheroni firmerà, porterà uno dei Milan più scarsi a vincere lo scudetto e convincerà Berlusconi a condurre una campagna acquisti sontuosa. Sontuosa come la figura di merda dell’anno dopo, che porterà il presidente a dire: “Un sarto distratto può rovinare una buona stoffa”. Parafrasandola a suo modo: “Un comunista può trombare malissimo con una stangona esperta”.
  1. 1996, siamo nell’era post Sacchi-Capello e il Milan deve virare su un profilo nuovo per ripartire alla grande. Grande come le intuizioni di mercato di “Mastrolindo” Galliani, che ingaggia Tabarez ad occhi chiusi scambiandolo, a livello fisico, per un allenatore inglese. L’ingenuo Berlusconi si accorge troppo tardi del nuovo allenatore e quando lo vede per la prima volta in foto esclama davanti le telecamere “Tabarez chi? Sembra un cantante di Sanremo”. Superfluo dire che l’uruguaiano non riuscirà a mangiare il panettone e che Berlusconi manderà una ventina di comunisti arrapati a stuprare Galliani per punizione.
  1. Uno scudetto e una Supercoppa Italiana, ma non basta solo questo. Se ti chiami Massimiliano Allegri e sulla panchina del Milan non fai altro che gridare per un numero di volte più infinito delle sconfitte del BeneventoDai, dai, dai, dai” allora non sei degno di essere stipendiato dal Berlusca. Il “No el capisse un casso” scandito accuratamente dal Cavaliere in perfetto dialetto milanese descrive le grandi capacità gestionali e tattiche dell’ex Cagliari. In realtà si vocifera che Berlusconi avesse diffidenza nei confronti di Max semplicemente per le sue simpatie comuniste…. 

  1. Al posto di Allegri, sulla panchina del Milan arriva Seedorf, allenatore benvoluto dal presidente, ma soprattutto dalla Barbarella. Purtroppo Clarence, reduce dagli insegnamenti del buon Rino Gattuso, nello spogliatoio aggredisce continuamente i suoi giocatori obbligandoli a lucidare per ore e ore la sua terza gamba e a leccare la testa di Galliani come fosse un Chupa Chups. Fino a quando il malumore non arriva a Cesano Boscone, direttamente presso la casa di riposo di un Silvio Berlusconi seccato per la poca voglia delle vecchiette di assecondare i suoi bisogni fisici. Il presidente, al corrente anche dei risultati della squadra, decide di staccare le flebo e di scappare da quei vecchietti di sinistra, ma viene beccato dalle telecamere e a caldo denigra Seedorf dicendo “Qui a Cesano ho incontrato tante persone che potrebbero tenere in mano lo spogliatoio del Milan”.   Tutti sappiamo poi come sarebbe finita la storia…
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