Alberto Gilardino: gol, violini e Berlino

Giovedì ha dato l’addio al calcio uno degli attaccanti italiani più importanti degli anni Duemila, uno che ha scritto una bella storia sportiva tra provincia e metropoli, con l’aggiunta di aver alzato la Coppa del Mondo a Berlino il 9 luglio 2006. Alberto Gilardino ha detto “basta” e per lui ora si apriranno le porte di Coverciano per l’ottenimento del patentino da allenatore.

Pensi ad Alberto Gilardino e subito la mente vola ai gol, ai numeri fatti fra Piacenza, Verona, Parma, Firenze ed in mezzo la sponda rossonera del Naviglio dove il “Gila” è diventato grande. E si pensa subito alla sua esultanza dopo un gol: imitare di suonare un finto violino in ginocchio. Un marchio di fabbrica, un brand, una cosa che tutti noi abbiamo fatto dopo il suo gol a Kaiserslautern contro gli Stati uniti con indosso l’azzurro ed il nome ed il numero 11 color oro sulla schiena.

gilardino-pirloHa detto basta il diciannovesimo giocatore su 23 di quella Nazionale che regalò un qualcosa di insperato nelle “notti magiche” tedesche. Rimangono in attività i soli Buffon, Zaccardo, Barzagli e de Rossi.

“Gila” ha detto basta dopo due stagioni non proprio entusiasmanti tra A e B con le maglie di Empoli, Pescara e Spezia. Ha conosciuto l’estero, l’Alberto da Cossato, giocando sei mesi al Guangzhou di Lippi nel 2014: 14 presenze, cinque…suonate di violino ed il titolo nazionale cinese.

Lascia il calcio un attaccante che ha fatto del gol la sua unica ragione di vita: 188 reti in massima serie, nono di sempre, a braccetto con un certo Giuseppe Signori (tre volte vincitore della classifica marcatori in quattro anni nei primi anni Novanta) ed un certo Alessandro del Piero che ha segnato il gol del definitivo 0-2 contro la Germania al Mundial tedesco proprio grazie ad un assist no look di tacco dello stesso Gilardino. E poi i successi in Nazionale, con il nostro Alberto sempre protagonista: dall’Europeo Under 21 del 2004 al bronzo continentale olimpico ad Atene fino al successo di Berlino. Per non parlare dei premi vinti singolarmente ed il titolo onorifico di top scorer all time della nostra Under.

Del resto, cosa ci si poteva aspettare da uno nato il 5 luglio 1982, giorno del mitico 3-2 dell’Italia al Brasile e della conseguente “tragedia del Sarriá” per mano di Pablito Rossi? Gol, tecnica, forza fisica, abilità nel difendere la palla: questo è stato Alberto Gilardino, ragazzo partito dalla provincia e arrivato a segnare in tutti gli stadi italiani ed europei.

Lo voleva il nuovo Monza del duo Berlusconi-Galliani, quel duo che lo portò sotto la Madunina e scrivere tre anni di gol e vittorie (Champions, Supercoppa europea, Mondiale per club) dopo aver fatto la storia a Parma. Dopo Milano, tre anni di grande cose a Firenze, dove ad ogni suo gol i tifosi della “Fiesole” intonavano a squarciagola al loro numero 11 di suonare ancora una volta quel violino.

Ora per il bomber cresciuto a Cossato con la Juve nel cuore (ma senza mai giocarci e segnandoci contro poco) la strada di Coverciano per diventare allenatore. Una cosa che lo accomunerebbe a tanti eroi del 2006: da Grosso a Cannavaro, da Nesta a Gattuso, da Materazzi a Oddo, da Amelia ad Inzaghi, fino a Camoranesi a Barone. Di questi, nessuno ha vinto ancora qualcosa di importante: che possa toccare proprio al “Gila”? Che figata: vittorie e “sviolinate” in giacca e cravatta in panchina.

Noi glielo auguriamo ed intanto lo ringraziamo per le gioie che ci ha dato in campo e nelle nostre squadre del fantacalcio. Perché scommettiamo che anche voi che lo avevate in campo, ad ogni suo gol, “sviolinavate”.


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