I 5 film comici italiani sul calcio più ignoranti

Italia terra di santi, poeti, navigatori e…tifosi di calcio. Il nostro Paese sprizza calcio da ogni poro e, anche al cinema, alcuni registi hanno diretto pellicole che sono entrate a gamba tesa nel nostro immaginario collettivo, diventando iconiche e parti integranti del nostro linguaggio. Ogni volta che questi Capolavori passano in tv non si esce di casa, si fanno cineforum “fantozziani” dove si fa a gara a chi ricorda più battute.

Buona vision…ah no scusate, lettura. Suggeriamo di leggere questa classifica gustando un piatto di spaghetti “Mosciarelli”, una “famigliare di Peroni gelata”, bere un caffé da una tazzina del colore della squadra che voi odiate di più e mangiare la torta alla panna della suocera “stronza” di Franco Alfano.

Spoiler: Carrarese – Pro Patria?

5) Il tifoso l’arbitro e il calciatore

La top 5 si apre con un film diviso in due episodi: Alvaro Presutti è una sorta di “Doctor Jekyll e Mister Hyde ” in salsa pingitoriana: in settimana è il dimesso usciere di una ditta dove è trattato male da tutti (capo-ufficio compreso, che lo chiama “piedofilo” visto che parla sempre di calcio) ma che la domenica si trasforma in un arbitro integerrimo, terrore delle squadre di casa e ospiti; Amedeo Amedei, romanista fino al midollo, per amore di Patrizia, figlia del suo datore di lavoro, il commendator Pecorazzi, super tifoso laziale al limite del grottesco e del paranoico (il pappagallo “Chinaglia” è il top) è costretto durante l’amichevole benefica (!) Roma-Lazio a fare la spola tra Curva Nord e Curva Sud per far contenti il futuro suocero ed il padre. Le protagoniste della pellicola sono un bombastica Carmen Russo e una più acqua e sapone Daniela Poggi: la prima viene usata a sua insaputa per ricattare il marito Alvaro, la seconda ne ha le palle piene del calcio e di quella gabbia di matti rappresentata dal padre, dal fidanzato e dal futuro suocero. Epiche le incornate ai giocatori da parte di Presutti e le discussioni al bar del sor Memmo.

Scena cult: Memmo Amedei-Carotenuto che nello scoprire che aveva segnato di Bartolomei, gli urla “Agostino, mettete a fuma’ la pipa che te famo Presidente della Repubblica”, alludendo a Pertini.

4) Il Presidente del Borgorosso Football Club

Anche l’Albertone nazionale entra in classifica con un film del 1970. E’ la storia di Benito Fornaciari, impiegato in Vaticano, che ereditò dal padre tutti i suoi averi compresa una modesta squadra di provincia romagnola, il Borgorosso Football Club. Per nulla appassionato di calcio, le continue sconfitte lo faranno “scendere in panchina” e prendere in mano la situazione. E tra litigi con i tifosi, risultati scadenti e l’assalto all’arbitro, Fornaciari diventa un mecenate del calcio, un motivatore, acquista Omar Sivori (si, proprio el cabezon) e riconquista l’amore dei tifosi. O meglio, di tutti gli abitanti del paese visto che sono tutti supporter dei bianconeri del…Borgorosso Football Club. Un film stagionato ma che è sempre attuale. Fa specie vedere Sordi in film ignoranti. Ma del resto, uno che fa l’attore deve prestarsi anche a questo.

Scena cult: il discorso alla squadra negli spogliatoi da parte di Benito Fornaciari. Non lo riportiamo, tanto lo state già dicendo voi ad alta voce.

3) Eccezzziunale…veramente

Diego Abatantuono, nella vita di tutti i giorni, è un acceso sostenitore del Milan e non lo ha mai nascosto. Ma un attore è tale se riesce ad impersonificare (visto Sordi?) in altre persone ed in Eccezziunale….veramente, Abatantuono si trasforma in tre tifosi: Donato Cavallo (milanista), Franco Alfano (interista), Felice La Pezza (detto Tirzan, juventino). Film a episodi sovrapposti, da una parte “il ras della fossa” amante della squinzia del capo ultrà dell’Inter (Sandrino il Mazzuolatore), dall’altra l’eterno Peter Pan che preferisce passare più tempo con gli amici interisti che con la moglie (e la suocera), ma che grazie alla vittoria al Totocalcio riesce a mandarle a quel paese e rinascere, nonostante scopra di essere stato buggerato dagli amici e per finire Tirzan che, per amore della Juve, scambia il camion con un collega per andare a Bruxelles per vederla giocare, ma il mezzo prima sparisce e poi viene trovato distrutto. Tutto sembra risolto con la visione a San Siro di Milan-Juve e invece Tirzan compra un biglietto da un “bagarozzo” che lo frega alla grande, ma lui si rifarà con gli interessi sedendosi, per caso, accanto all’Avvocato e la sua vita (lavorativa) cambierà.

Scene cult: a) Tirzan che nella tribuna d’onore di San Siro chiacchiera con l’Avvocato chiamandolo “’gnello” b) il discorso di Donato ai tifosi nel sottoscala c) Franco quando scopre, con Carrarese-Pro Patria “Ics”, di aver fatto 13 al Totocalcio

2) Tifosi

Volete vedere il film che mette più in evidenza l’ignoranza del tifoso medio? “Tifosi” di Neri Parenti (maestro nell’aver diretto film comici ignoranti di una clamorosità clamorosa) è ciò che fa per voi: ogni episodio è un tourbillon di risate, non sense e situazioni surreali che si pensa non capitino mai a nessuno nella vita di tutti i giorni. A meno che non vi sia capitato di andare a rubare nell’attico del vostro idolo, di gettare via la schedina del Totocalcio da 2 miliardi allo stadio e di imbattersi in ultras coatti o di nascondere ai parenti il vostro tifo ignorante. Ma voi non siete così vero? Per favore diteci di no.

Scena cult: l’arrivo dei tifosi “romanari” Mattioli-Bernabucci a Milano in riva al Naviglio con Boldi che getta la tv dal balcone sulla loro “Delta” giallorossa dopo aver litigato al telefono con Maurizio Mosca.

1) L’allenatore del pallone

Al primo posto non poteva che esserci lui, il film italiano sul calcio più bello di sempre. Non lo diciamo noi, ma i fatti. Nonostante sia del 1984, il mito della Longobarda, di Oronzo Canà e Aristoteles è sempre attuale. Un concentrato di fantasia, ironia e “culturismo” con camei di un certo stile da parte di alcuni giocatori dell’epoca (Pruzzo “pio pio”, “picchio de Sisti e gli spezzo la noce di capocollo” al “merd” del finto Platini). E come dimenticare i gol di Aristoteles e la sua saudade, Fulgenzio Crisantemi, Speroni che faceva il bomberone con la moglie del Presidente, il giornalista Ceretti, i mitici Bergonzoni e Giginho, Sella e Cavallo e gli strampalati accordi di mercato da parte di quel cialtrone del presidente Borlotti. E poi il “vate della Daunia”, la “iena del Tavoliere”, Oronzo Canà e la sua “bi-zona”, cresciuto, con il mito di Liedholm, ma che del “Barone” non aveva in comune nulla. Insomma, un film che dovrebbe essere studiato nelle scuole. Peccato per il sequel, davvero bruttino.

Scena cult: il discorso tra Canà e la centralinista del Maracana per chiamare la moglie Mara in Italia e annunciarle l’acquisto (fasullo) di Junior.

Fuori concorso: Al bar dello sport

Quanti di noi, il lunedì mattina fa tappa al “Bar Sport”? Almeno una volta ci è capitato, sicuro. Cos’è il “Bar Sport”? Il luogo dove tutti sono allenatori, cittì, giocatori incalliti. E proprio sulla schedina è incentrato questo capolavoro di Francesco Massaro del 1983: uno sfortunato Lino Banfi emigrato dal Sud si trova a lavorare al bancone del mercato comunale come colui che da la scossa alle anguille. Un lavoro misero per una vita miserabile, piena di debiti. Banfi vive una situazione imbarazzante con la sorella, il cognato e il nipote che fa sempre domande imbarazzanti. La svolta? Giocare “2” in Juventus-Catania grazie al suo amico “Parola”, un Jerry Calà muto. Risultato? Vittoria di 1 miliardo di lire di allora. Film da vedere anche solo per le peripezie successive alla vittoria da parte dei nostri eroi. Perché uno che punta “2” su Juventus-Catania e ci azzecca, ragazzi: è un eroe.

Scena cult: Banfi che quando scopre di aver fatto “tredici” impazzisce nel salone


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